CAPITOLO SETTE (EPILOGO)

 

“Allora cosa pensate di fare ora?”
“Beh, per il momento resteremo a Minas Tirith, però mi piacerebbe viaggiare per vedere come è cambiato il mondo in questi secoli; poi forse torneremo a Bosco Atro nella mia vecchia fortezza.”
“Ne hai già parlato con Legolas?”
“Si certo, non potrei mai prendere una decisione senza il suo consenso.”
“Siete proprio una bella coppia!”
“Grazie.”
Legolas osservò il dialogo fra Frodo e Sauron dal balcone della sua camera: i due erano seduti nel giardino della reggia di Aragorn e parlavano tranquillamente come vecchi amici. Se qualcuno gli avesse parlato di un’eventualità simile solo un mese prima si sarebbe messo a ridere; e invece erano accadute così tante cose nelle ultime due settimane: la battaglia ai Cancelli Neri, la distruzione dell’Anello, il ricongiungimento con Sauron. Tutto quello che era successo dopo non aveva turbato l’esaltante sensazione di essere finalmente insieme alla persona che amava: né il loro arresto né il processo che ne era seguito avevano minimamente intaccato la gioia che provava e la consapevolezza che non si sarebbero più separati.
“Sono conscio degli innumerevoli crimini che ho commesso sotto le spoglie del Signore Oscuro e non chiedo il vostro perdono. Sono pronto a sottomettermi a qualsiasi condanna, anche la morte; solo vi chiedo di permettermi di restare al fianco di Legolas per il poco tempo che mi è concesso ancora di vivere.”
Sauron aveva detto solo questo e Legolas gli aveva stretto la mano in un simbolo tangibile della loro unione. Davanti a questo amore incondizionato Aragorn non aveva potuto fare altro che dichiararli innocenti e da allora Sauron era stato accettato anche fra gli altri membri della Compagnia.
“Noi ci fidiamo di te, Legolas. Se affermi che è innocente allora anche noi lo considereremo così.” Frodo era stato il primo a diventare amico di Sauron, forse il primo amico che il suo amante avesse mai avuto. E adesso, come spesso erano soliti fare nel pomeriggio, erano seduti a parlare e Legolas continuava a guardare l’espressione serena e felice del suo amante, gli occhi che brillavano per la gioia e per la vita che aveva riscoperto. Poco dopo i due furono raggiunti dagli altri hobbit e da Gimli e presto il giardino risuonò delle loro risate.
“Perché non scendi anche te?”
Legolas si voltò di scatto verso Aragorn che era entrato silenziosamente nella stanza. L’uomo aveva un’espressione indecifrabile sul volto.
“Ne sei rimasto così tanto tempo lontano…”
L’elfo sospirò piano prima di voltarsi nuovamente ad osservare il giardino.
“E’ solo che non mi sento a mio agio fra loro.”
“Per quale motivo?”
“Io vi ho ingannato…”
“Legolas! L’hai fatto solo perché sapevi che era necessario. Se noi avessimo saputo cosa avevi intenzione di fare ti avremmo ostacolato con ogni mezzo e lo sapevi. Non potevi fare altrimenti.”
“Questo non giustifica il mio operato.”
“L’amore giustifica tante cose. Senza contare che hai salvato una vita innocente da un atroce destino. Dovrebbe bastarti.”
“Ma loro…”
“La pensano come me e non desiderano altro che tu scenda a divertirti insieme a tutti gli altri. Vai, ti sta aspettando!”
Legolas lo guardò per un istante poi sorrise.
“Grazie” disse mentre usciva correndo dalla stanza.
Aragorn si avvicinò al balcone e vide l’elfo comparire nel giardino: subito Sauron si alzò andandogli incontro per abbracciarlo e dargli un tenero bacio sulle labbra.
Il re sospirò tristemente:
“Sii felice amore mio, ora e per sempre.”
FINE