CAPITOLO QUATTRO
Dopo la fuga di Sauron,
Legolas rimase immobile per svariati minuti, cercando di riprendersi dal potente
orgasmo e al tempo stesso riflettendo sul comportamento di Sauron: tutto faceva
presupporre che il Signore Oscuro si fosse impaurito dai suoi stessi gesti e
quindi non poteva di certo aver escogitato tutto ciò solo per fargli del male.
Inoltre in quelle carezze tremanti, Legolas aveva percepito il desiderio
dell’altro di donargli piacere piuttosto che di umiliarlo. Una lieve speranza si
fece strada nel suo cuore: era forse possibile che anche Sauron provasse il suo
stesso sentimento? L’unico modo per saperlo era chiederglielo, subito prima che
il significato di ciò che era successo si perdesse. Così Legolas si rivestì e si
decise a uscire da quella nuova prigione: lentamente dischiuse la porta
ritrovandosi in uno stretto atrio su cui si apriva una scala a chiocciola,
diretta verso il basso. Le pareti erano completamente spoglie eccetto per delle
torce consumate ed annerite. Gigantesche ragnatele pendevano dal soffitto dando
all’edificio un aspetto inquietante, accentuato anche dai riflessi, su quelle
sottili tele, della poca luce che filtrava da strette feritoie. Affascinato dal
contrasto fra il lusso della sua stanza e quel corridoio desolato, Legolas scese
varie rampe di scale fino a giungere ad una seconda porta. Sicuro di non
incontrare orchi, in quanto tutta la torre era residenza di Sauron, l’elfo non
esitò a entrare, ritrovandosi in una enorme biblioteca. Altissime scaffalature,
stracolme di libri, si innalzavano fino al soffitto; nel centro della stanza,
seduto alla scrivania, si trovava Sauron, il volto coperto dalle mani, il quale
non lo aveva evidentemente sentito entrare. Legolas richiuse silenziosamente la
porta ed avanzò; solo quando si trovò di fronte a lui si decise a palesare la
sua presenza. Il Signore Oscuro alzò di scatto la testa e alla sua vista balzò
in piedi rovesciando la sedia.
“Cosa ci fai qui? Torna nella tua stanza!” ma la voce invece di avere un tono
autoritario sembrava quasi spaventata.
Legolas aggirò la scrivania, ponendoglisi davanti e lo scrutò in volto nel
tentativo di scorgere cosa celava quella maschera di ferro.
“Perché?”
Sauron rimase in silenzio.
“Perché?” ripeté con voce più decisa.
Il Signore Oscuro aprì la bocca per cacciarlo via ma davanti a quegli occhi
limpidi e colmi di affetto le parole si smorzarono in un sussurro che l’elfo non
udì.
“Perché l’hai fatto, Sauron? PERCHE’?”
“Perché ti amo e non ho saputo resisterti!” avrebbe voluto urlare ma non poteva.
Aveva capito da tempo che i sentimenti di Legolas nei suoi confronti erano
mutati ma proprio per questo non poteva legarlo a sé: lui era pur sempre il
Signore del Male e se Legolas fosse rimasto al suo fianco prima o poi gli
avrebbe fatto del male, anche se inconsciamente. E non doveva permetterlo! Così
Sauron abbassò la testa e cominciò a parlare:
“Domani te ne andrai: ti farò scortare dai miei orchi fino al confine con il
regno di tuo padre.”
“Cosa?!”
Legolas era attonito: non poteva mandarlo via proprio ora!
“Sei libero.”
“Avevi detto che dovevo essere il tuo apprendista!”
“Non puoi più restare qui.”
Ma Legolas non aveva nessuna intenzione di andarsene, la sua libertà ormai era
al fianco dell’uomo che amava; e la tristezza espressa da quella voce era un
sintomo che nemmeno Sauron voleva che andasse via.
“Io non andrò” replicò con fermezza, “a meno che tu non mi dia un motivo
valido.”
“Se resterai al mio fianco finirai per soffrire e rimpiangere la tua vecchia
vita.”
“Questo lascialo decidere a me.”
“Ti farò del male.”
“Più di quanto tu non me ne abbia già fatto?”
Sauron osservò per un attimo il suo volto deciso e sicuro di sé e scoppiò a
ridere.
“Riuscirò mai ad averla vinta con te?”
Legolas si unì alla risata.
“No, mai!”
Poi tornando serio:
“Mi permetterai di rimanere al tuo fianco?”
“Si.”
“Come tuo apprendista?”
”Si.”
”Come tuo amante?” chiese più incerto, avvicinandosi.
“…si.”
“Allora lasciami vedere il tuo viso” disse posando le mani sul suo elmo.
Dopo un attimo di incertezza, Sauron coprì le mani di Legolas con le sue
aiutandolo a rivelare il suo vero aspetto: una cascata di capelli neri fuoriuscì
dalla maschera, incorniciando un volto pallido ma sorridente dai tratti
giovanili e con due occhi anch’essi neri e profondi come una notte senza luna.
“Sei un elfo” esclamò Legolas stupito.
Sauron si limitò ad annuire mentre si toglieva il resto dell’armatura mostrando
un corpo esile ma robusto, temprato da innumerevoli battaglie.
Legolas rimase immobile, ancora meravigliato e Sauron allora l’abbracciò
dolcemente, stringendolo a sé e accarezzandogli la schiena. Legolas non esitò a
ricambiare l’abbraccio, cercando però le sue labbra per un bacio dolce e
passionale insieme che li fece gemere sommessamente di piacere. Poi Sauron fece
sedere Legolas sulla scrivania sussurrandogli malizioso:
“Sbaglio o prima abbiamo lasciato qualcosa in sospeso?”
Ma Legolas fu incapace di rispondere perché Sauron insinuò repentino una mano
nei suoi pantaloni strappandogli un urlo di piacere. Piano lo costrinse a
sdraiarsi mentre gli sfilava i vestiti in una lenta tortura per poi liberarsi
dei propri. Legolas lo osservò ansimando lievemente per l’eccitazione e poi lo
attirò a sé per un nuovo bacio: il contatto fra le loro virilità eccitate li
fece gemere entrambi. Continuando a baciarlo, Sauron insinuò le mani sotto il
corpo caldo del suo amante, accarezzandolo lentamente sempre più in basso finché
non raggiunse i suoi glutei. Un gemito spezzato scosse il corpo di Legolas
quando un dito violò la sua apertura, preparandolo e al tempo stesso alzando il
suo bacino per farlo incontrare con quello di Sauron, che cominciò a ondeggiare.
Legolas si inarcò per il contatto inebriante fra le loro virilità e strinse le
gambe intorno alla vita del suo amante. Quando infine fu pronto, Sauron gli alzò
le gambe sopra le spalle e lo penetrò con un’unica spinta, rimanendo poi
immobile per permettergli di abituarsi alla sua presenza. Legolas lo guardò con
occhi pieni di amore e gratitudine e cominciò a muoversi leggermente. Allora
Sauron uscì completamente per impalarlo di nuovo con più vigore facendolo
gridare. Ripeté questo movimento più volte finché il piacere non divenne così
intenso da offuscare tutti i loro sensi; le spinte divennero più veloci e
frequenti, i gemiti sempre più alti finché i due amanti non raggiunsero
l’orgasmo contemporaneamente.
“Credo di amarti” sussurrò Sauron.
Legolas sgranò gli occhi per la sorpresa.
“Credi?”
“…ti amo.”
“Anch’io.”
“Lo so” e Sauron lo baciò ancora una volta.