CAPITOLO TRE
Sauron sostò un
istante prima di entrare nella stanza più alta della sua torre. Ormai era
diventata un’abitudine, quasi un rituale, il recarsi ogni giorno a visitare il
suo prigioniero. Anche se era difficile definirlo tale: forse era più una
persona con cui parlare dei tempi andati, quando ancora non era costretto a
indossare quell’armatura. Un amico…strano per lui che da secoli non si fidava
più di nessuno, vivendo solo a contatto con le creature del male. Eppure
lentamente aveva cominciato a considerarlo tale, lasciando che le sue parole
rivelassero per la prima volta l’angoscia e la tristezza che albergavano nel suo
cuore. Un cuore che ora sentiva vivo e palpitante nel suo petto, che esultava di
gioia ogni volta che lo vedeva e rimpiangeva gli attimi passati insieme quando
ne era lontano. Emozioni sopite da tempo erano risorte nella sua anima
sconvolgendolo ma contemporaneamente donandogli una nuova vita. In quei mesi
aveva imparato il significato dell’amicizia, dell’affetto e infine…dell’amore;
di avere una persona cara da proteggere e rendere felice; di non vivere più per
se stessi ma per un altro. E la consapevolezza che anche il Signore Oscuro
potesse amare gli aveva fatto riflettere sul suo passato, sulle sue scelte
giungendo infine alla conclusione che nessuna cosa fatta o progettata poteva
minimamente essere paragonata alla soddisfazione di vedere il volto di Legolas
aprirsi in un sorriso o di ascoltare la sua squillante risata. Tutto spariva
davanti ai suoi occhi verdi: il potere, la conquista del mondo, non restava
altro che loro due insieme. Con questi pensieri in mente Sauron si decise ad
aprire la porta ed entrare. Subito i suoi occhi corsero all’elegante figura di
Legolas: l’elfo era seduto sul letto intento a leggere un libro, i lunghi
capelli dorati che ricadevano sciolti sul suo petto nudo. Sentendo aprirsi la
porta Legolas alzò i suoi occhi nei quali comparve stupore e imbarazzo quando
capì che Sauron lo stava osservando; le sua guance si tinsero lievemente di
rosa. Posò il libro sulle coperte in attesa poi chiamò l’amico dolcemente. Al
suono della sua voce Sauron si riscosse dall’incanto e avanzò lentamente fino a
sedersi sul letto davanti a lui. Piano alzò una mano e la posò sul petto di
Legolas, il quale rimase completamente immobile per lo stupore. Per un lungo
minuto Sauron fu combattuto dal desiderio di fuggire da quel luogo oppure
lasciarsi andare, toccare finalmente quella pelle di seta. Infine scosse la
testa e con un gesto stizzito gettò a terra i due guanti ferrati della sua
armatura prima di appoggiare nuovamente una mano pallida sulla pelle dell’elfo.
Lentamente la fece scorrere sul suo petto prima di prendere coraggio e sfiorare
con la punta delle dita un capezzolo rosato. Legolas, per la sorpresa, si lasciò
sfuggire un gemito sottile e Sauron soddisfatto continuò a stuzzicare quella
pelle sensibile prima di passare all’altro capezzolo per riservargli lo stesso
trattamento. L’elfo alzò una mano per fermarlo ma Sauron fu più veloce e afferrò
entrambi i suoi polsi bloccandoli contro la spalliera del letto. Poi ricominciò
ad accarezzarlo facendolo gemere nuovamente. Sempre tenendolo, scese con la mano
libera fino al bordo dei pantaloni cominciando ad abbassarli.
“No!” urlò Legolas, dibattendosi per liberarsi.
Ma Sauron lo guardò e alzando la mano gli sfiorò la guancia, dolcemente. A
Legolas parve di sentire in quel gesto un tentativo di rassicurarlo; si
concentrò sul contatto con quella mano gentile e improvvisamente realizzò che
non voleva veramente che smettesse. Aveva sognato e desiderato per troppe notti
il suo tocco e ora stava finalmente accadendo. Certo, per Sauron non era altro
che una nuova tortura, per umiliarlo e legarlo a sé, ma non gli importava. Lo
amava troppo per allontanarlo. Che ironia della sorte: né le torture, né la
paura della morte lo avevano piegato ed ora, per amore, sarebbe stato pronto a
diventare il più fedele dei suoi seguaci.
Con rinnovata eccitazione osservò quella mano che lentamente lo privava dei suoi
vestiti lasciandolo esposto allo sguardo curioso del suo signore. Quando quelle
dita affusolate si chiusero sul suo membro eretto, Legolas non riuscì a
trattenere un urlo di piacere. Come era fredda quella mano sulla sua virilità
pulsante. Sauron restò immobile per alcuni secondi osservando la frustrazione
dipinta sul volto dell’elfo prima di cominciare a muovere la mano con movimenti
lenti e costanti che fecero impazzire Legolas, il quale cominciò a muovere il
bacino per chiedere di più gemendo sempre più forte. Ma Sauron non accolse
quella muta preghiera passando invece ad accarezzargli i testicoli per poi
scendere fino alla sua apertura che violò con un dito. Legolas si inarcò urlando
e aprì istintivamente le gambe, talmente eccitato da offrirsi completamente a
quelle carezze. E Sauron infine lo accontentò ritornando a massaggiare il suo
membro sempre più velocemente finché l’elfo non venne con un urlo, ricadendo
stremato fra le lenzuola, con il respiro affannoso.
Sauron si guardò la mano sporca di sperma e solo allora si rese conto di quello
che aveva fatto. Scattò in piedi osservando Legolas sconvolto per poi
precipitarsi fuori dalla stanza.