CAPITOLO DUE
Il risveglio è lento e
doloroso, come sempre. La consapevolezza del dolore che mi provocano le ferite
assale i miei sensi e mi stordisce regalandomi ancora qualche attimo di
incoscienza. Ma è solo un breve istante prima che io mi svegli completamente.
Apro gli occhi lentamente, pronto ad affrontare una nuova giornata di torture in
questa orribile cella quando un fascio di luce mi abbaglia. Luce?!
Improvvisamente mi rendo conto di non essere sdraiato su un umido pavimento ma
di aver invece dormito in un comodo letto. Mi alzo a sedere incredulo e noto le
bianche bende che fasciano il mio corpo. Non riesco a credere a quello che sto
vedendo: non può essere che un sogno, un bellissimo sogno, di sicuro adesso mi
sveglierò e tutto tornerà alla normalità. Rimango un attimo immobile ma non
succede niente. Che sia questa veramente la realtà? Così comincio a guardarmi
intorno: mi trovo in un’ampia stanza, arredata lussuosamente, con grandi
finestre da cui penetra la calda luce del giorno e da cui riesco a scorgere il
cielo azzurro. Quanto tempo è passato dall’ultima volta che l’ho visto e la sua
visione mi ridona pace e nuova forza. Dovunque io sia, sono ancora vivo e posso
ancora lottare per la mia libertà. Provo ad alzarmi ma sono troppo dolorante
così ricado fra le lenzuola esausto. E mentre cerco di riacquistare il controllo
del respiro un rumore attrae la mia attenzione: la porta, posta davanti al
letto, si sta aprendo. Adesso conoscerò colui che mi ha salvato. Ma alla vista
di chi sta entrando un nuovo senso di sconfitta riconquista la mia anima: Sauron
in persona si sta avvicinando al letto. E’ mostruoso: tutto il suo corpo è
ricoperto da una nera armatura dai rilievi taglienti; il viso è mascherato da un
elmo che non lascia intravedere nemmeno gli occhi. Però non ho paura: quella è
scomparsa poco dopo la mia cattura, quando ho realizzato cosa mi sarebbe
successo. E’ inutile avere paura quando la morte appare come l’unica via di
fuga: quanto l’ho invocata e invece sono sempre sopravvissuto. Quello che provo
ora è solo amarezza perché per un istante mi sono illuso di poter riconquistare
nuovamente la libertà.
I miei pensieri vengono interrotti dalla sua voce aspra e stridula:
“Come ti chiami?”
Alzo gli occhi e lo guardo con una luce di sfida: sono ancora un tuo prigioniero
ma lotterò fino alla fine.
“Legolas Verdefoglia.”
Riflette per un momento poi sembra ricordarsi dove ha già sentito il mio nome.
“Il figlio di Thranduil, Re di Bosco Atro?”
Annuisco. Già, un tempo ero un principe, ma quel tempo mi sembra così lontano…
“Da questo momento sei il mio apprendista.”
Cosa?! Ha detto veramente quello che ho sentito? Vuole trasformarmi in un suo
seguace? E’ impazzito! Rimango per un attimo a fissarlo attonito poi le parole
escono spontaneamente:
“Preferisco morire.”
Evidentemente non si aspettava questa risposta eppure non reagisce violentemente
come immaginavo.
“Non hai la possibilità di scegliere.”
“Non lo diventerò lo stesso.”
Puoi anche gettarmi di nuovo nelle tue prigioni ma io non diventerò mai uno dei
tuoi servi.
“Ti sto offrendo il potere assoluto.”
Non capisco: sta cercando di convincermi?!
“Non mi interessa il tuo potere.”
Scuote la testa e io ormai sono pronto a morire quando parla stupendomi di
nuovo.
“Riflettici. Impiegherai mesi a guarire completamente e nel frattempo potrai
maturare la tua decisione.”
Poi esce mentre io rimango a guardare la porta chiusa, la mente incapace di
pensare ad altro se non alle sue parole…
E nei giorni successivi Sauron ha continuato a meravigliarmi con il suo
comportamento: ogni giorno mi ha fatto visita portandomi da mangiare e
addirittura cambiandomi lui stesso le fasciature. Prima in silenzio poi abbiamo
cominciato a scambiare qualche parola: sono così venuto a sapere di trovarmi
nella stanza più alta della sua torre, in un luogo dove non è permesso agli
orchi di entrare. Mi ha portato anche dei libri per ingannare la lunga monotonia
del giorno. Da parte mia ho cominciato ad apprezzare la sua presenza che allevia
un po’ la solitudine. Mi sono perfino ritrovato a raccontargli di come sono
stato catturato, durante una spedizione per indagare sulla sua attività. E con
il passare delle settimane i nostri discorsi sono diventati sempre più lunghi e
piacevoli: abbiamo parlato dei tempi antichi, del mondo passato e la sua voce mi
è sembrata tingersi di malinconia e tristezza. Cosa si cela dietro quell’armatura?
Perché ti nascondi dagli altri? Ho scoperto che in realtà sei una persona
gentile, che la forza delle tue braccia non è sempre usata per distruggere ma
anche per proteggere: la prima volta che mi sono alzato eri al mio fianco per
sorreggermi e quando, stanco, sono caduto non hai esitato a prendermi in
braccio. Non hai più accennato al motivo per cui mi hai salvato lasciandomi
veramente il tempo per decidere e la tua voce si è addolcita, diventando quasi
carezzevole. E io sto cominciando a bramare la tua presenza, a sentirmi felice
solo al tuo fianco, a …volerti bene! Mi sono innamorato di te! Ma te cosa sei?
L’assassino che tutti conoscono o la persona gentile e premurosa che hai
dimostrato di essere in questi mesi?