CAPITOLO CINQUE (VIGGO)

 

Non ce la faccio…
Non riesco a staccargli gli occhi di dosso…
Sta facendo un casino d’inferno, come al solito: la combinazione Bloom-Monaghan è quanto di più pericoloso ci possa essere per la quiete mondiale; se poi a loro si aggiungono anche Lij e Billy è finita…
Per fortuna però in questo momenti ci sono solo loro due o il mio mal di testa rischierebbe di assumere dimensioni cosmiche.

Ma guarda tu che caso: stanno tormentando di nuovo Miranda… la loro vittima predestinata…
Beh… vittima… Miranda non è affatto una vittima sacrificale: ribatte colpo su colpo e si diverte un mondo! Probabilmente è proprio per questo che ce l’hanno sempre con lei: perché sono sicuri di trovare in lei un’ottima spalla!
Mi chiedo però se questa volta Orlando non abbia anche altri motivi per tormentarla…

Non riesco a capire su cosa si stiano stuzzicando: ho cercato di seguire i loro discorsi, ma non appena riesco ad afferrare anche una sola battuta ecco che la mia attenzione torna a fossilizzarsi su di lui.
E’ peggio di una calamita…
E’ peggio di una droga…

Sembra l’Orlando di sempre… Sembra che stia bene…
Sono contento che l’abbia presa tanto bene, anche se non posso nascondere che mi aspettavo che ci sarebbe rimasto un po’ peggio… Meglio così…

Oddio… non ci credo: Miranda ha appena spiaccicato un uovo sulla testa di Dom… questa volta il nostro Merry deve aver sul serio passato la misura!

La faccia di lui in questo momento è tutta un programma: è semplicemente sbalordito… di certo non se lo aspettava… di certo nemmeno io me lo aspettavo!

“Così la prossima volta ci pensi due volte!” esclama con aria trionfante la “mia ragazza”.

Dom è senza parole: per la prima volta da quando lo conosco non sa come ribattere.

Orlando invece ride come un matto: è letteralmente piegato in due dalle risate…
Era da tanto che non lo vedevo ridere così…
E’ bello… E’ bello lui quando ride ed è bello vederlo ridere…

“Forse è meglio che andiamo a sciacquarci tutti e due caro Merry o puzzeremo di uovo per i prossimi tre giorni…” dice Miranda, prendendo per mano Dom… ovviamente con la mano impiastricciata d’uovo… altrimenti dove sta il divertimento…

“Veramente IO rischio di puzzare d’uovo per i prossimi tre giorni! Tu no… non ancora almeno!”: con un gesto fulmineo afferra con la mano libera un altro uovo dal bancone della cucina e pareggia i conti fracassandolo sulla fronte di Miranda.

“Ecco! Ora anche tu hai bisogno di una doccia o puzzerai d’uovo per i prossimi tre giorni! Siamo pari!” conclude, soddisfatto.

Miranda caccia un grido di protesta e sorpresa, quindi si avvia verso le scale, trascinandosi dietro un Dom ridacchiante: di fronte alla scena nemmeno io riesco a trattenere una risata.

“E voi due finitela di ridere o la prossima volta fate la stessa fine!” esclama un attimo prima di cominciare a salire, dopo aver fatto una linguaccia ad Orlando e… un occhiolino? Devo essermelo sognato…

Quando la risata di Orlando scema un po’ permettendogli di parlare ha le lacrime agli occhi: “Dammi una mano a pulire, ramingo, prima che torni Fran e decida di rompere in testa a noi le altre uova!”.

“Ma non ho capito! Voi fate i danni e io devo pulire?” chiedo divertito.

“Tecnicamente è stata la tua ragazza a cominciare questo casino, quindi alza le chiappe e dammi una mano, sporco umano!”: lo dice con tale naturalezza che avverto una fastidiosa fitta al torace.

“Secondo me al Polo Nord non ti hanno sentito bene! Urlalo un po’ di più così anche gli Eschimesi lo sapranno!” affermo ridacchiando, nel tentativo di dissimulare come mi sento in realtà.

“Ops…” mi risponde lui, tentando, invano, di assumere un’espressione contrita. “Scusa, mi dispiace… ma tanto in casa ci siamo solo noi tre e Dom… e dubito che possa avermi sentito da sotto la doccia… Comunque prometto che la prossima volta starò più attento… Tu però non cercare di cambiare discorso! Schiodati da quella poltrona e aiutami a pulire questo disastro!”.

“Agli ordini Elf-Boy!” ridacchio, alzandomi.

Mentre io ripulisco il bancone lui è accoccolato a terra, per pulire il pavimento: la sua testolina castana non sta ferma un attimo mentre canticchia qualcosa passando un foglio di carta da cucina per togliere il grosso dello sporco.

Potrei restare a fissarlo per ore…
Potrei ma non lo faccio. Anzi, sussulto tanto da lasciarmi quasi sfuggire di mano lo strofinaccio che sto usando quando sento una sua mano sulla mia gamba, poco sopra il ginocchio: mi sta costringendo ad alzare un piede per poter finire di pulire, sostenendomi per non rischiare di farmi cadere al tempo stesso.
E’ un gesto banale e del tutto innocente… probabilmente lo ha fatto senza nemmeno pensarci… Eppure lo sconvolgimento che provo a quel semplice contatto non ha nulla di banale e soprattutto non ha niente di innocente.

La sensazione di calore che proviene dal palmo della sua mano è quasi stordente… eppure sono sicuro che lui in realtà ha le mani gelate come sempre…

Quando lascia la presa sulla mia gamba e si rialza per andare a prendere uno straccio sento improvvisamente freddo.
Lui invece sembra tranquillo e continua a canticchiare sommessamente. Effettivamente non ha motivi per essere agitato: sono solo io il pazzo che riesce a farsi mettere in crisi da una mano poggiata distrattamente su un ginocchio.
Per fortuna non si accorge della mia espressione stravolta e io posso riprendere a lavorare, non senza essermi dato prima dell’idiota e del debole.

Non credevo che sarebbe stato così difficile…

Mi sembra di fare un balzo indietro di cinque anni.
Ricordo ancora la sera del mio arrivo in Nuova Zelanda: ero stanchissimo, ma a causa del fuso non avevo sonno.
Ero anche un po’ nervoso perché il giorno dopo avrei dovuto iniziare la nuova avventura nei panni di un personaggio di cui sapevo poco di più di quello che mi aveva detto mio figlio: “Aragorn? E’ un fico!”… Ero nervoso anche perché sapevo che il resto del cast era già sul set da un po’ di tempo: erano già un gruppo in cui non sapevo come e se sarei riuscito ad inserirmi. Oltretutto arrivavo come sostituto di un altro attore e quella punta di pessimismo che non mi abbandona mai, continuava a sussurrarmi che io avrei potuto fare la stessa fine del mio predecessore.
Restare in albergo a leggere e rileggere il copione delle primissime scene che avrei dovuto girare non sarebbe servito né a rilassarmi né a farmi riposare un po’ e così uscii alla ricerca di qualche locale, senza allontanarmi troppo o rischiavo di non riuscire a ritrovare l’albergo. Una birra e un po’ di musica, magari del buon jazz, avrebbero fatto al caso mio.
Ovviamente non trovai un solo pub in cui i vetri alle finestre e i bicchieri sui tavoli non tremassero per i bassi troppo potenti delle note a tutto volume che li invadevano, e così rinunciai alla musica, infilandomi nel primo locale in cui, se non altro, il volume era accettabile.
Dato però che non c’era una musica assordante, ci pensava bene un gruppo di sei persone sedute ad un piccolo tavolo a fare una confusione d’inferno. Tuttavia non risultavano inopportuni: erano chiassosi certo, ma non fastidiosi.
Ricordo che li fissai a lungo, meravigliandomi dell’eterogeneità di quel gruppetto: il più giovane non doveva arrivare ai vent’anni, mentre il più “vecchio”, che aveva un’aria vagamente familiare, come se lo avessi già visto da qualche parte, doveva avere più o meno la mia età. Eppure sembravano in perfetta sintonia, affiatati, proprio come un gruppo di amici consolidato.
Poi il mio sguardo si era fissato su uno di loro in particolare: dava decisamente l’impressione di essere l’anima di quel gruppetto di casinisti, anche se era ben spalleggiato da un altro ragazzo biondino; aveva una pettinatura improponibile in testa, ma uno sguardo aperto e allegro ed un sorriso che scaldavano il cuore.
Mentre lo fissavo, lui alzò gli occhi ed incrociò i miei: ovviamente io presi subito a guardare da un’altra parte, ma ormai era tardi… se ne era accorto…
Non passò molto prima che il ragazzo si alzasse dal tavolo e si dirigesse al bancone dove io ero seduto.

“Chris ci porti un altro giro di birre, per favore?” disse rivolto al barista.

“Quello è minorenne…” rispose il ragazzo, indicando il più giovane del gruppo.

“Ma noi altri no…” aveva risposto lui, strizzando un occhio.

Poi, prima di tornare al tavolo, si rivolse a me: “Mi dispiace… siamo proprio casinisti vero?”.

Io sorrisi, un po’ stupito, e quindi affermai: “Non si può dire che passiate inosservati…”.

Mi sorpresi: la frase che avevo appena detto sembrava una risposta adeguata alla domanda del ragazzo, eppure scoprii che quello che in realtà intendevo dire era che LUI non era un tipo che passasse inosservato…

“Io mi chiamo Orlando” mi disse, strappandomi ai miei sorprendenti pensieri.

“Viggo” gli risposi io, stringendo la mano che mi tendeva.

Avvertii quasi una scossa.

“Stai aspettando qualcuno particolarmente ritardatario?” mi chiese ancora, accennando al mio boccale di birra chiara ormai praticamente vuoto; quando gli risposi di no con la testa mi disse: “Beh… se vuoi di posto al nostro tavolo ce n’è ancora… Siamo casinisti ma non mordiamo, giuro… Giusto per non stare da solo… La birra è molto più buona in compagnia!”.

Ancora oggi mi meraviglio di come io abbia accettato subito quell’invito: per quanto ne sapevo, quei cinque potevano essere una banda di serial killer, eppure seguii il ragazzo dalla cresta castana senza la minima esitazione… ad istinto, mi fidavo di lui…

“Chris, un birra in più per il nostro nuovo amico!”.

Al tavolo mi presentò tutti, e passammo le due ore successive a chiacchierare tutti quanti come se li conoscessi da una vita… Ovviamente il chiasso che facevamo non diminuì affatto, ma nessuno sembrava essere infastidito e, francamente, non me ne importava molto…

Verso mezzanotte però il sonno mi piombò addosso tutto d’un colpo, probabilmente più per effetto della quarta birra che del fuso orario. Dovevo decisamente andare a dormire o l’indomani, mattina presentandomi sul set, mi avrebbero probabilmente trovato più adatto per la parte di uno dei tanti mostri della storia invece che per quelli di Aragorn.

Li salutai tutti: “Vi chiedo scusa, ma sono arrivato oggi da Los Angeles e quindi sono distrutto. Oltretutto domani inizio un nuovo lavoro e quindi è meglio se me ne vado a dormire… Vi ringrazio per la compagnia e spero di rivedervi qualche volta…”.

“Tranquillo: la domenica sera siamo sempre qui!” mi rispose quello che mi era stato presentato come Dominic… o Dom, per gli amici…

“Comunque è meglio che ce ne andiamo anche noi, o domani mattina chi lo sente il capo…” disse Sean B.

Strinsi le mani di tutti, ma quando venne il turno di Orlando, lui, non del tutto sobrio, mi abbracciò come se fossi il suo più grande amico di una vita.
La cosa non mi dispiacque affatto!

Uscii dal locale augurandomi di rivederli presto.
Uscii dal locale augurandomi di rivederLO presto…

Solo qualche tempo dopo Sean mi riferì il commento che Orlie fece dopo che me ne fui andato: “Se quello che arriva domani sembra Aragorn anche solo la metà di quanto lo sembrava il nostro nuovo amico, siamo a cavallo!”.

Ovviamente quando il giorno dopo, sul set, me li ritrovai tutti di fronte, chi con i piedoni pelosi, chi con le orecchie a punta e chi con un enorme scudo sulle spalle, scoppiammo tutti quanti a ridere: forse, almeno il problema dell’integrazione nel gruppo era già risolto!

Sono certo di averlo amato fin da quella primissima sera.
Mi ci volle ancora più di un anno per rendermene perfettamente conto, ma sono certo che quando lo vidi quella sera seppi inconsciamente di aver trovato la persona giusta.

Quella persona giusta che ora sto cercando di dimenticare…
Quella persona giusta che, dopo un pomeriggio di sbandamento, sembra aver già superato il dolore per il mio “tradimento”…

Maledizione!
Dovrei essere assolutamente felice del fatto che Orlie abbia reagito tanto bene alla mia decisione! Dovrei essere contento del fatto che sia riuscito ad accettare tutto e ad andare avanti per la sua strada, sulle sue gambe, senza star male più di tanto!
Ma allora perché fa così male?
Sono davvero tanto stupido e tanto egoista da volerlo vedere soffrire d’amore per me?
Sono davvero tanto egocentrico da pensare di essere stato importante per lui tanto quanto lui lo è tuttora per me?

Ci rifletto per qualche istante, e purtroppo la risposta alle ultime due domande è sì…
Certe volte mi faccio proprio schifo…
Anche la risposta alla prima domanda è semplice: fa tanto male perché lo amo da morire, perché non riesco a togliermelo dalla testa, perché non riesco a non desiderare di toccarlo, di baciarlo di stringerlo a me e di amarlo; perché non riesco a convincermi di aver fatto la cosa giusta, perché non riesco a convincermi di non avere invece fatto una cazzata!

Maledetto lavoro! Maledetta carriera! Maledetta popolarità!

Rivoglio la mia vita di prima, quando potevo muovermi senza essere “assalito” dalle fans. Rivoglio il mio anonimato e la mia tranquillità. Non sopporto di aver rinunciato a tutto questo per un film. A volte penso che sarebbe stato meglio se il film fosse sì stato girato, ma non fosse mai uscito al cinema: così avrei comunque vissuto un’avventura straordinaria, avrei conosciuto lo stesso Orlando, ma ora non avremmo i riflettori continuamente puntati addosso e potremmo vivere la nostra vita e la nostra storia tranquillamente, senza sotterfugi, menzogne, preoccupazioni e manager col fiato sul collo!

Lo so anche io che è un discorso assurdo, al limite dell’idiozia, ma cosa ci posso fare se è quello che provo?
Non posso mettere la museruola alle mie sensazioni, così come non posso evitare alle mie mani di ghiacciarsi per la tensione ogni volta che gioca il mio San Lorenzo: lo so anche io che è stupido, ma non è qualcosa che posso controllare.
Così come ora non posso controllare la mia rabbia nei confronti di un ruolo che mi ha dato tanto, tantissimo, ma che mi ha anche tolto molto… troppo…

“Ehi! Guarda che ora è pulito! Non c’è bisogno che continui a strofinare quel bancone come se fosse sporco di chissà che…”: la voce dal tono canzonatorio di Orlando mi ruba alle mie amare riflessioni. Lui è si fronte a me, dall’altra parte del mobile della cucina e mi guarda con aria divertita, mentre ancora non ho smesso di passare lo strofinaccio sulla superficie ormai pulita e asciutta.

“Stai bene Viggo? C’hai una faccia…” continua lui a prendermi in giro.

“Sì… benissimo!” mi costringo a dire io, ripiegando finalmente lo straccio.

Perché fa così?
Perché si comporta come se gli ultimi tre anni e mezzo non fossero mai esistiti?
Perché si comporta come quando tra di noi, a livello conscio almeno, non c’era ancora nulla?
Non si rende conto che mi rende tutto più difficile?
Non si rende conto di essere assolutamente irresistibile quando si comporta in maniera così spontanea e… amichevole…?
Possibile che non capisca che ogni suo sorriso mi rende sempre più difficile resistere alla tentazione di dirgli tutta la verità, di gettargli le braccia al collo e di perdere la ragione in un suo bacio?

Ma soprattutto è possibile che io abbia così poco amor proprio: lui mi ha già dimenticato e io invece non riesco ancora a far altro che sognare ad occhi aperti le sue labbra sulle mie e le sue mani sul mio corpo?
La verità è che non me ne frega niente del mio orgoglio!
La verità è che pur di stare di nuovo con lui sarei disposto anche ad accettare di non essere molto di più di un piacevole divertimento per lui!

Di stronzate nella mia vita ne ho fatte parecchie, ma perché tutto d’un tratto sono sicuro di aver commesso quella più grande due giorni fa?

Ma dove cazzo è andata a finire Miranda!
Possibile che quando quella donna serve è sempre da un’altra parte! Quanto diavolo ci vuole per farsi una doccia!

“Io vado a farmi un tuffo in piscina. Vieni anche tu?” mi chiede Orlando, un po’ perplesso dal mio atteggiamento strano.

Dovrei dirgli di no!
Sono in uno stato di tale agitazione che il solo immaginarmelo in costume, bagnato e con i capelli arruffati, rischia di essere letale per la mia già fragile determinazione…

“Sì arrivo”: ecco appunto… parlavo di determinazione, vero? La verità è che quando c’è di mezzo Orlando, non so nemmeno cosa siano la determinazione e la coerenza.

Mi butto in acqua nel tentativo di rinfrescarmi le idee: sembra anche funzionare… almeno fino a quando, come al solito, non mi si butta addosso nel tentativo di affogarmi.

La situazione degenera velocemente quando poi in piscina ci raggiungono anche Dom e Miranda.

“Forza Merry, facciamo vedere al re e al principino cosa sono capaci di fare una donna di Rohan e un hobbit della Contea quando collaborano!” esclama la mia “alleata” montando sulle spalle di Dom e dando inizio ad una battaglia acquatica alla quale, ovviamente, Orlando non si sottrae.
Ora è comodamente aggrappato alle mie spalle ed ogni movimento che fa per cercare di spruzzare addosso ai nostri avversari più acqua possibile non fa altro in realtà aumentare il contatto fra il suo torso e la mia schiena, togliendomi anche quel poco di lucidità e di energie nervose che ancora mi restano.

Per cercare di non pensare al suo corpo appiccicato al mio mi dedico anima e corpo alla nostra guerra, che ovviamente vinciamo, anche se con non poca fatica, disarcionando Miranda dalle spalle di Dom: questo ovviamente scatena l’ennesimo battibecco trai due, e sia io che Orlie ci rallegriamo del fatto che lì in piscina non ci sia nulla che si possano tirare dietro combinando un altro disastro come quello in cucina.

Quando gli altri rientrano stiamo ancora giocando in piscina.

Io sono di nuovo un po’ più calmo e un po’ più lucido: questa volta forse la tempesta è passata, ma domani riuscirò ancora a resistere e a perseverare nella strada che ho deciso di intraprendere?
E dopodomani…?