CAPITOLO QUATTRO (ORLANDO)

 

 

Sono innamorato di uno scemo!

Non so se essere arrabbiato o se saltare per la gioia.
Vorrei allo stesso tempo rompergli la testa e gettargli le braccia al collo e baciarlo fino a non poterne più… o almeno fino a togliergli dalla testa l’idea che la mia carriera venga prima di lui nella lista delle mie priorità.

Quando ieri mattina sono arrivato in Nuova Zelanda ero confuso; non sapevo cosa provasse lui, ma non ero nemmeno certo di cosa provassi io.
Ora almeno il secondo dubbio l’ho fugato: quando mi ha detto che stava con Miranda mi è crollato il mondo addosso. Mi avessero cavato tutti denti senza anestesia non mi sarei sentito altrettanto male. E non si sta così male per un semplice amico: questo è poco, ma sicuro!
Che mi piaccia o no, e che a lui piaccia o no, lo amo, e tutta questa storia, per quanto assurda, almeno mi è servita a chiarire questo.

Questa notte, complice anche il fuso orario, non ho chiuso occhio: l’ho passata ad osservarlo nel buio, mentre dormiva.
A dire la verità nemmeno lui ha dormito molto: continuava a rigirarsi nervosamente nel letto e a sospirare in silenzio.
Non so se sapesse che ero sveglio e che lo stavo guardando.
Restare fermo nel mio letto, senza alzarmi per andare ad abbracciarlo e tranquillizzarlo non è stato facile, ma lui non deve sapere che io so, non deve sapere che Miranda lo ha “tradito” dicendomi tutto… non ancora per lo meno.
Anche adesso che lo sento trafficare nel bagno avrei solo voglia di raggiungerlo sotto lo scroscio dell’acqua della doccia: me lo dica in una simile situazione che lui sta con Miranda, se ci riesce!
Forse dovrei farlo sul serio, anche perché sono davvero curioso di vedere di quanto autocontrollo dispone il signor Mortensen…

“Orlando… è meglio che certe idee tu non le prenda nemmeno in considerazione perché potresti agire prima ancora di accorgertene! ”: evidentemente una voce della coscienza ce l’ho anche io… purtroppo…

C’è anche un’altra cosa che ho scoperto grazie a questa storia: Miranda è veramente un’amica. Non una come tante. Non una di quelle sempre presenti quando c’è da far baldoria, ma che sparisce quando c’è da divertirsi un po’ meno, o che peggio ancora ti pugnala alle spalle continuando a sorriderti di fronte.

Lo sanno tutti che ha sempre avuto un debole per Viggo: un’altra magari avrebbe approfittato della situazione per cercare di trarne vantaggio, riuscendoci probabilmente, visto che anche Viggo ha sempre avuto un debole per lei.
Lei invece, anche se si è lasciata coinvolgere, fa il doppio gioco: 24 ore fa era la mia peggior nemica, ora è la mia più preziosa alleata.
Non so cosa ci inventeremo, ma so che, qualunque cosa sia, per lei non sarà esattamente una passeggiata...
Mi dispiace. Mi dispiace veramente tanto, e baderò bene di far scontare a quello zuccone anche il fatto di averla coinvolta. Mi dispiace anche di essermela presa con lei: è stata una reazione istintiva…
Solo ora che mi sento tanto un verme mi rendo conto che, nonostante cercassi di fare lo spigliato, lo spiritoso e l’indifferente, ce l’avevo a morte con lei.
Quando li ho visti baciarsi nella piccola anticamera, per un attimo il sangue mi è ribollito nelle vene ed è stato solo l’orgoglio ad impedirmi di andarmene prima che lei finisse di fare i suoi porci comodi con quello che fino a poche ore prima ritenevo il MIO compagno.

Per fortuna che non me ne sono andato… benedetto orgoglio…

Avrei voluto avere sotto mano uno specchio per guardare la mia espressione mentre Miranda mi diceva come stanno realmente le cose: doveva essere veramente inebetita dato che un paio di volte lei si è trattenuta a stento dallo scoppiare a ridermi in faccia.

Tutto d’un tratto non ero io a portare fuori i cani di casa Jackson, ma erano loro che portavano a spasso me: improvvisamente mi ero ritrovato con la mente talmente sgombra da qualsiasi pensiero che non fosse Viggo che la testa sembrava leggera come una piuma, come durante una sbornia colossale. Non ci fosse stata Miranda avrei dovuto sperare che i cani di Peter conoscessero da soli la strada per tornare a casa perché quando mi sono ripreso non avevo la più pallida idea di dove mi trovassi.
Tutto quello che riuscivo a pensare in quei momenti era che era tutta una messa in scena, una bugia “a scopo benefico”.
Agendo di nuovo solo d’istinto, ho telefonato alla mia agente, in Inghilterra, e fregandomene di tutti gli improperi che mi ha rovesciato addosso per il modo in cui sono sparito, le ho quasi detto di andarsene al diavolo, insieme a tutti i suoi film e le sue attrici da lanciare nello star-system sfruttando un “fidanzato” più famoso. Avrei voluto urlarle in faccia che l’indomani avrei gridato al mondo intero, senza più mezzi termini, quanto amassi Viggo, un uomo, e che non me ne fotteva nulla se questo avrebbe mandato alle ortiche la mia carriera.
Se Miranda non mi avesse strappato il cellulare di mano, tranquillizzando quella poveretta, credo proprio che le avrei detto tutto sul serio: ora che ci ripenso credo che le avrebbe preso un infarto, ma ieri sera non mi importava nulla nemmeno di quello.

Non sono mai stato un ragazzo particolarmente riflessivo, ma credo di aver dato veramente il meglio di me ieri sera… il meglio della mia follia…

Ero veramente come impazzito: mi sembrava di camminare sollevato dieci centimetri da terra, in un altro mondo in cui c’era sempre e solo Viggo.

Per qualche minuto Miranda si è anche seriamente preoccupata: sarà forse perché di punto in bianco, in mezzo alla strada, ho mollato i guinzagli dei cani e l’ho sollevata per la vita cominciando a girare su me stesso e a ridere come se avessi perso veramente il lume della ragione.
Qualche passante, vedendoci, avrà senza dubbio pensato che fossimo una coppietta alle prese con una grande gioia, ma la cosa non mi importava, non mi dava per nulla fastidio: credessero pure quello che volevano, io avevo solo voglia di ridere…
Certo, se ora ripenso alla corsa a perdifiato che abbiamo dovuto fare per riacchiappare i cani, mi viene da ridere un po’ di meno, ma è un dettaglio trascurabile…

Miranda ha avuto il suo bel da fare sulla strada del ritorno per cercare di calmarmi e di riportarmi al mondo reale: a un certo punto ha addirittura dovuto cominciare a prendermi a pugni su un braccio per ottenere la mia attenzione.
Continuava a dirmi che dovevo calmarmi e io non riuscivo a capire perché.
Volevo solo tornare a casa per fare un discorsetto… a modo mio… al signor Mortensen.

“Lui non deve sapere che te l’ho detto o non sarà servito a niente!” ha esclamato tutto d’un botto Miranda, quasi all’esasperazione.

E’ stata la frase che mi ha riportato con i piedi per terra: improvvisamente mi sono reso conto che i miei problemi non si erano miracolosamente risolti.
Rimanevano certo la gioia e l’ottimismo della consapevolezza che presto si sarebbe risolto tutto, ma la “follia” ha lasciato il posto alla razionalità.

Miranda aveva ragione: quando saremmo rientrati in casa io avrei dovuto essere il solito Orlando di sempre, senza lasciar trapelare nulla di quello che sapevo o di quello che provavo nel cuore.

Non abbiamo un piano preciso, ma a grandi linee dobbiamo costringere Viggo a rendersi conto che una bella carriera ha senso solo se si ha qualcuno con cui condividerla; dobbiamo costringerlo ad ammettere che nemmeno lui è capace di ignorare la voce del suo cuore, nemmeno in virtù di più alti ideali; dobbiamo costringerlo a pensare anche al suo bene oltre a quello che ritiene essere il mio. In poche parole, dobbiamo obbligarlo a fargli abbandonare il ruolo di elemento “razionale” della coppia per abbandonarsi a quello che desidera veramente.

A dirla così non sembra una cosa difficile: Viggo è un artista, uno che sa benissimo che la ragione non è la risposta a tutte le situazioni della vita; è uno che non fa fatica a lasciarsi trasportare dalle emozioni, senza avere pregiudizi e senza temere quelli degli altri.
Lij lo definisce “pazzo in senso buono” e quindi ci si potrebbe aspettare che non sia difficile convincere un tipo del genere a vivere seguendo il cuore e l’istinto…
Eppure non è così…
Viggo è davvero una persona pronta a rischiare tutto in prima persona in virtù delle sue idee, ma la sua più grande paura è quella di coinvolgere troppo gli altri in qualcosa che potrebbe danneggiarli.
Ecco che quando c’è qualcun altro di mezzo, Viggo diventa l’essere più razionale del mondo: razionale al punto da inventarsi una messa in scena del genere pur di proteggere me, la mia vita e soprattutto la mia carriera dal resto del mondo e da se stesso; razionale al punto di essere autolesionista.

Lo amo anche per questo… forse… ma non posso permettergli di mandare tutto all’aria solo perché ha la testa un pochino più dura del granito!

Miranda le escogiterà tutte per cercare di lasciarci soli, ma poi far capire a Viggo tutto il resto sarà compito mio: devo sedurlo "innocentemente", quasi come se non me ne rendessi conto. Devo manipolarlo, senza che lui se ne accorga: lo so, detto così non suona molto bene, ma qualche italiano un tempo diceva che il fine giustifica i mezzi, mentre molti altri sostengono che in guerra e in amore tutto sia lecito… In generale non credo né all’una né all’altra affermazione, ma questa volta farò uno strappo perché la posta in gioco è veramente troppo alta per me.
E poi, in fondo, lo faccio anche per il suo bene…

Miranda però non è del tutto d’accordo: secondo lei dovrei semplicemente comportarmi come mi sono sempre comportato con lui, anche prima che ci innamorassimo. Dice che in fondo è quello l’Orlando di cui si è innamorato…
So che non ha tutti i torti, ma due cose mi lasciano un po’ perplesso: la prima è che quell’Orlando è stato anche disposto a lasciarlo, e io non voglio che questo capiti di nuovo; la seconda è che quell’Orlando ci ha messo quasi un anno e mezzo per farlo innamorare e per accorgersi di esserne innamorato… questa volta vorrei essere un po’ più rapido… Va bene che la pazienza è la virtù dei forti, ma io non vorrei diventare vecchio prima di riuscire a stare di nuovo con lui!
E poi ho solo sei giorni prima che torniamo ognuno al proprio lavoro, ed ho l’impressione che se questa cosa non la risolvo ora non la risolvo più, anche perché ad ogni mio nuovo film che uscirà lui si convincerà di più che il cinema è la mia vita e che non desideri nient’altro al mondo…
Quindi devo agire, ragionando ma non prendendomela comoda.
Oggi non ho molte probabilità di successo, ma da domani, quando buona parte della banda sarà impegnata sul set, scatterà il piano A per la conquista di Viggo.
Un piano B non ce l’ho ancora, ma la mia è solo scaramanzia: prevedere un piano B significa mettere in preventivo che il piano A non funzionerà… Io invece voglio che funzioni!
Questa volta più che mai, deve assolutamente essere buona la prima…