CAPITOLO TRE(MIRANDA)
“Complimenti Miranda! Questo è in assoluto il più grande casino in cui tu ti sia mai cacciata!”: è mezz’ora che me lo ripeto sotto la doccia, mentre con un po’ d’acqua appena appena tiepida tento di dare un po’ di sollievo alla mia pelle arrossata dal sole.
E’ gli
improperi contro me stessa non finiscono certo qui.
Sono furiosa.
Sono arrabbiata con Viggo per la situazione in cui mi ha coinvolta, ma
soprattutto sono furiosa con me stessa per non essere riuscita, ancora una
volta, a dirgli di no!
Sono mesi che continuo a ripetermi che gli uomini è meglio perderli che trovarli; sono mesi che tento di rimettere a posto i pezzi della mia vita ripromettendomi che non permetterò mai più a nessun uomo di mandarla di nuovo in frantumi; sono mesi che mi dico che degli uomini non ne voglio più sapere... e poi basta che Viggo Mortensen mi faccia due moine e gli occhi dolci e tutto va a farsi fottere.
Lo odio...
E’ un
amico, eppure io so che, se solo in questi anni me l’avesse chiesto, avrebbe
ottenuto di tutto da me...
E quando dico tutto voglio proprio intendere tutto...
Compresa questa bella messa in scena!
In fondo posso anche capirlo, ma ritengo ugualmente che questa storia sia solo una grande idiozia...: io la sua fidanzata... Giusto Orlie poteva crederci!
La doccia non serve a molto e le spalle continuano a bruciarmi e prudermi in maniera insopportabile: ho quasi 37 anni, non proprio più esattamente una bimba, eppure ancora non ho capito che io e il sole siamo acerrimi nemici... non mi abbronzerei nemmeno se rimanessi sei mesi sdraiata su una spiaggia...
Però almeno il darmi dell’idiota per come mi sono scottata mi serve per dimenticarmi, per qualche istante, che ho motivi molto più seri per darmi della stupida.
Esco dalla doccia e rinuncio a mettermi addosso l’accappatoio: per quanto morbida sia la spugna, il contatto del tessuto con la pelle delle spalle mi è insopportabile. Mi stringo addosso un asciugamano facendolo passare sotto le braccia e esco dal bagno ancora praticamente fradicia.
In quello stesso momento dalla sua stanza esce Viggo: ha il volto arrossato e lo sguardo più malinconico ed insicuro del solito... E’ talmente assorto nei suoi pensieri che nemmeno si accorge di me.
“Beh, per essere la sua fidanzata direi che non mi copre di grandi attenzioni...” ridacchio fra me e me.
Il suo sguardo però mi ha colpita: solo mezz’ora fa l’avevo lasciato ai bordi della piscina molto determinato... Ora sembra che tutta la sua decisione sia andata a farsi benedire...
Immagino di sapere cosa, o meglio, chi possa aver distrutto in così poco tempo ogni sua certezza, ma, si sa, la curiosità è donna, e così mi affaccio nella camera che dividerà da questa notte con Orlando per avere la conferma della mia intuizione.
“Se cerchi Viggo è appena sceso” mi dice Orlando appena mi vede comparire sulla porta della stanza.
Bingo Miranda! Ti sei cacciata in un’altra situazione assurda: ora che dici ad Orlando? Ti metti a parlare del tempo o gli chiedi se il viaggio è andato bene?
“No, non lo cercavo...” farfuglio, dicendo la prima cosa che mi passa per la mente.
“Beh, dubito che con addosso solo un asciugamano tu stessi cercando me...” ribatte in tono ironico, anche se mi sembra di intuire anche un pizzico di sarcasmo e di risentimento. “Ora scendo e te lo rimando su... e mi occupo io che nessuno venga a disturbarvi...” conclude, e io continuo ad avere l’impressione che se potesse mi squarterebbe.
“Non ce n’è bisogno” rispondo imbarazzatissima, cercando di non far trasparire quella punta di fastidio che avverto distintamente.
Per una volta poi ringrazio il fatto di essere rossa come un’aragosta: almeno non darò ad Orlie la soddisfazione di vedermi arrossire sotto il suo sguardo tagliente.
Poi , d’improvviso, la sua espressione cambia: diventa più dolce, come se si fosse pentito.
E infatti: “Scusami... non intendevo aggredirti...” dice esalando un profondo sospiro. “Sono ancora piuttosto frastornato e non ho esattamente avuto una giornata facile...Ma tu non c’entri nulla ed è inutile ed ingiusto che me la prenda con te... E’ solo che fa un certo effetto: di solito eri tu che ti offrivi di coprire noi...” conclude scherzando di nuovo, e questa volta non ci sono sottointesi acidi nelle sue parole... o almeno così mi sembra...
Ha
ragione.
Sono sempre stata io a coprire i loro incontri… ed ora che succede il contrario
tutto questo mi sembra, se possibile, ancora più assurdo.
Ho meno di un secondo per prendere una decisione definitiva. Ho meno di un secondo per decidere se sono più amica di Viggo o di Orlando. Ho meno di un secondo per decidere se cominciare una recita sbagliata ed inutile o se dire tutta la verità ad Orlando…
“Mi dispiace Orlando… Non so spiegarti come se sia successo, anche se sento di doverlo fare…”: ecco, lo sapevo… non c’era un solo motivo valido per prendere questa decisione, eppure l’unico motivo che avevo, Viggo, è stato più che sufficiente.
“Non devi spiegarmi nulla… Non c’è bisogno che tu mi spieghi i motivi per cui ti sei innamorata di lui… posso immaginarli benissimo anche da solo…” mi risponde, tentando continuamente di metterla sullo scherzo.
La verità
è che per quanto fantastico sia come attore, quando è fuori dal set non riesce a
mentire, e in questo momento meno ancora del solito: dietro la sua ironia c’è
solo tristezza, e non c’è bisogno di essere dei geni della psicanalisi per
accorgersene.
Ci sta male, come ci sta male Viggo, ma a differenza di Viggo lui non ha nemmeno
una riposta, non ha un perché…
Sa solo che Viggo lo ha lasciato, ma non sa che lo ha fatto solo per troppo
amore.
Crede che lo abbia lasciato perché ha trovato in me qualcosa che lui non è stato
in grado di dargli, e non sa, non può nemmeno immaginare quanto si sbagli…
“Sei arrabbiato con me?” gli chiedo, senza quasi nemmeno riflettere.
“Non lo so Miranda…” mi risponde tranquillamente. “So che vorrei essere arrabbiato con te, vorrei scaricarti addosso tutte le colpe, ma conosco anche abbastanza bene Viggo e so che se quello che c’era tra noi fosse stato veramente importante non mi avrebbe mai… lasciato… Evidentemente sono io che mi ero fatto un sacco di illusioni e quindi, come si dice, chi è causa del suo mal pianga se stesso. Non ce l’ho con te, anche se non posso negare di sentirmi a disagio in questo momento… ma passerà…”.
Sento la rabbia salirmi dentro: perché diavolo devo buttare all’aria una bella amicizia con una persona bella e piacevole come Orlando solo per una bugia? Perché devo sentirmi imbarazzata con qualcuno con cui, fino all’altro giorno, ho sempre parlato di tutto, e farlo soffrire inutilmente, solo per il timore di come, forse, potrebbero andare le cose?
Perché…
“Ma cosa te le fai a fare certe domande Miranda!” penso sconsolata. “Conosci già benissimo la risposta… Viggo… Stai facendo tutto questo solo perché lui te la chiesto… Stai facendo tutto questo solo perché sei più innamorata di lui di quanto tu stessa non voglia ammettere, e perché l’idea di essere la sua fidanzata, anche solo per finta, ti piace da morire anche se hai protestato tanto… Stai facendo tutto questo solo perché ti illudi che da questa messa in scena possa nascere qualcosa di reale fra te e lui…”.
Sento che sto per essere sopraffatta dalla rabbia e dal disprezzo per me stessa, per la mia meschinità e la mia stupidità; sento che sto per mettermi a piangere e che non riuscirò a dissimularlo: “Forse è meglio che vada ad asciugarmi: non rischio certo di prendere un raffreddore, ma se qualcuno dei ragazzi passasse e mi trovasse con addosso solo un asciugamano in camera tua tra due giorni leggeremmo su tutti i giornali che il nostro matrimonio è imminente…” affermo, mettendola anche io sullo scherzo, ma preoccupandomi bene di non incrociare mai direttamente lo sguardo di Orlando per non permettergli di leggere nei miei occhi, e per non dover leggere nei suoi.
“Beh… non si è mai sentito di un hobbit che abbia saputo mantenere un segreto…” mi dice Orlando, dandomi corda, “E se invece fosse uno dei due fratelli di Gondor a scoprirci, o, peggio ancora, tuo fratello, per me sarebbe anche peggio… Quindi effettivamente è meglio se vai a vestirti… ci tengo ancora abbastanza alla mia pellaccia di elfo… Ah, comunque… complimenti per l’abbronzatura…”.
“Ci vediamo tra dieci minuti da basso allora…” gli do appuntamento, uscendo dalla stanza dopo avergli fatto una sincera linguaccia per la sua presa in giro.
Quando sono finalmente di nuovo nella mia camera mi chiudo a chiave la porta alle spalle e mi lascio crollare sul letto, fragandomene dei capelli bagnati che inumidiscono il materasso e di Liv e Cate che potrebbero aver bisogno di entrare in quella che è anche la loro stanza.
Ho solo
voglia distare un po’ da sola e di riflettere: ho bisogno di un po’ di tempo per
smontare uno ad uno tutti i castelli di carte che la mia immaginazione ha già
cominciato a costruire.
Viggo fingerà di stare con me, e, attore maniacale com’è, magari si calerà anche
molto bene nella parte, ma questo non cambierà di una virgola i sentimenti che
prova verso Orlando… e verso di me…
Sbaglia Orlando a credere che per Viggo la loro storia non sia stata, anzi, non sia tuttora importantissima, e sbaglierò anche io se mi permetterò anche solo per un istante di dimenticarmi di questo fatto: Viggo ama Orlando e questa messa in scena è solo un modo, decisamente contorto, di proteggerlo…
Chiudo
gli occhi, e, per l’ultima volta, cerco di immaginarmi come sarebbe essere
baciata da lui…
Liv ha sempre detto che la sua barba le faceva il solletico, ma, chissà come
mai, ogni volta che dovevano girare la scena di un bacio tra Aragorn ed Arwen
non era mai buona la prima!!!
Spalanco gli occhi improvvisamente: farmi male in questo modo è veramente da stupida anche perché, seppure ormai lo conosca abbastanza bene da diversi anni, non posso essere sicura che con Viggo le cose andrebbero diversamente da come sono andate con gli altri due miei ex… Sono pronta a scommettere che non mi farebbe mai del male intenzionalmente, ma la strada per l’inferno è lastricata delle migliori intenzioni ed io, non più tardi di un mese fa, mi sono ripromessa che non avrei mai più sofferto per amore… e l’unico modo per mantenere questa promessa è non innamorarsi… almeno per un po’…
“Quindi basta fantasticare su Viggo Mortensen… anzi…”: un paio di idee cominciano a frullarmi per la testa…
Metterle in atto senza farsi scoprire da Viggo non sarà semplice, ma proprio perché so fin troppo bene cosa significhi soffrire per amore, non posso permettere che lui decida di farlo spontaneamente, costringendo Orlando a fare altrettanto.
Non so ancora come fare, ma entro la fine di questa settimana riuscirò a farli tornare insieme…
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Siamo
tutti insieme a cena, come forse non ci è mai veramente riuscito nemmeno quando
eravamo ancora impegnati nelle riprese.
Allora c’era sempre qualcuno che era da qualche altra parte, in qualche location
inaccessibile o semplicemente momentaneamente lontano dal set.
Ora invece ci siamo proprio tutti e francamente non so come la povera Fran possa
sopportare una simile invasione: io vengo colta dal panico quando anche solo mia
madre e mio padre vengono a trovarmi per pranzo, mentre lei sta dando vitto ed
alloggio ad un intero cast… e che cast…
Questo
pomeriggio è stata impegnata tutto il tempo con sua madre e quando è tornata a
casa era talmente distrutta che noi donne ci siamo offerte di preparare la cena
al posto suo, ma questi cafoni di uomini, hobbit e elfi hanno cominciato a dire
che temevano che io cucinassi come Eowyn (il che, ahimè, non è nemmeno
completamente falso) e che non avevano voglia di magiare ancora lembas…
Allora li abbiamo sfidati a cucinare loro, e loro hanno accettato: ora siamo qui
con non so quanti cartoni di pizza e cibo cinese sparsi sulla tavola,
annaffiando il tutto di birra, Coca Cola e vino locale prodotto dalla piccola
vigna di casa Urban.
Avremmo dovuto aspettarcelo che sarebbe andata a finire così quando hanno
accettato di occuparsi della cena…
Dopo la
decisione che ho preso mi sento abbastanza tranquilla: ora devo solo acchiappare
Orlando e farci quattro chiacchiere…
Se quel testone di Viggo non vuole capire da solo che non otterrà nulla
comportandosi come ha deciso di fare, bisogna proprio che qualcuno glielo faccia
capire… e credo che Orlando sia la persona più adatta…
Quando Orlando si offre volontario per portare a fare un giro i due cani di casa Jackson capisco che l’occasione per mettere in atto la fase A del mio piano è arrivata.
“Hai capito la bianca dama di Rohan…” comincia a canzonarmi Dom. “Dobbiamo sospettare qualcosa per caso?”.
“Beh sai, mio caro Merry, col re di Gondor mi è andata buca, e allora ci riprovo col principe di Bosco Atro…” gli rispondo, come al solito, per le rime.
“Ah beh… grazie tante…” sbotta David, fingendosi mortalmente offeso.
Io lo guardo con aria colpevole, gli corro incontro, gli do un bacio sulla guancia e con l’aria più innocente di questo mondo gli dico: “Tanto lo sai che poi ritorno sempre da te…”.
La risata scoppia generale mentre il nostro Faramir alza gli occhi al cielo sconsolato.
Mentre sono nell’ingresso buio della villetta posso ancora sentire Elijah e Billy che fanno le condoglianze a David per la moglie che si è scelto.
“Se acchiappo Tolkien gliene dico quattro…” risponde lui.
“Guarda che ti ho sentito!!! Quando torno facciamo i conti io e te!!!” gli urlo dietro dall’anticamera, suscitando l’ennesimo scroscio di risa e l’ennesima serie di consolatorie pacche sulle spalle al povero David.
Mentre cerco il mio golfino per raggiungere Orlando che mi aspetta appena fuori il basso cancello della villetta, sento due mani che, da dietro, si appoggiano sui miei fianchi: “Che cosa ha in mente signorina Otto?”.
La voce di Viggo è come al solito bassa e calma, profonda…
Sento il suo volto vicino al mio e so che se solo mi voltassi per rispondergli la distanza tra le nostre labbra sarebbe di gran lunga inferiore alla distanza di sicurezza.
Chiudo gli occhi e per un attimo deglutisco a vuoto, combattuta tra ciò che vorrei fare e ciò che so che è giusto fare…
E’ la mia parte razionale a avere il sopravvento: prima di voltarmi verso di lui per rispondergli guardandolo in faccia mi allontano di un passo: “E questo cos’è, signor Mortensen? Il primo atto della nostra recita ad esclusivo uso e consumo del signor Bloom che ci sta osservando col magone da oltre il cancelletto?”.
Ho cercato di essere ironica come al solito, ma credo di essere solo riuscita ad essere pungente.
Non lo vedo in faccia ma so che ha abbassato lo sguardo.
“Se dobbiamo fare questa cosa è meglio essere convincenti…” mi risponde, quasi scusandosi.
“SE dobbiamo farlo…” penso immediatamente. “Nemmeno tu ne sei convinto Viggo… e allora perché…?”
Ma è una domanda che non formulo: la risposta la conosco già e non voglio sentirmela ripetere un’altra volta…
E poi non ho tempo di fare o dire nulla: Viggo si avvicina nuovamente, mi porta le mani attorno al viso e, attirandomi a sé mi bacia..
Beh…
definire ‘bacio’ quello che mi sta dando è eccessivo: ha semplicemente
appoggiato la sua bocca alla mia, in modo che Orlie veda e si convinca che
stiamo insieme sul serio…
La sua barba appena accennata effettivamente mi solletica il viso, ma le sue
labbra sono talmente morbide e calde che qualsiasi altro particolare passa in
secondo piano.
Mi rendo conto che sarei disposta a pagare qualsiasi cifra perché questo nostro… contatto… si trasformasse in un vero bacio, ma so anche che lui non mi appartiene e, sentendolo tremare debolmente un attimo prima che si allontani da me comprendo che questa situazione non è meno dolorosa per lui che la mette in scena di quanto non lo sia per Orlando, spettatore ignaro.
IO sono forse l’unica che può fare qualcosa per loro… per smettere di vederlo soffrire…
“All’opera Miranda!” mi dico, uscendo finalmente dalla casa.
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“Cos’è? Era geloso?” mi chiede sghignazzando Orlie appena lo raggiungo.
“Orlie…” faccio per dire, ma mi interrompe.
“O forse aveva altri progetti per la serata?”.
“Ma la vuoi finire di dire cretinate!!! E poi ti pare che se Viggo avesse avuto altri programmi io sarei uscita con te? Con tutto il rispetto Orlie…”.
Lui ride
di nuovo… la sua solita risata aperta, cristallina e assolutamente contagiosa…
Si sta sforzando e mi fa tanta tenerezza.
“Andiamo Orlie, facciamo questi quattro passi… e anche quattro chiacchiere…” gli dico prendendolo sotto braccio ed avviandomi lungo il vialetto.