CAPITOLO DUE (VIGGO)
“Se nemmeno quest’anno mi danno l’Oscar non c’è più religione!”.
Guardo Orlando rientrare in casa e penso che la mia recita sia stata magistrale… l’Oscar non basta per una performance del genere…
Sono riuscito a convincerlo.
Gli ho fatto del male e me ne sono fatto altrettanto, lo so bene, ma era una cosa che andava fatta. Ci vorrà un po’ di tempo, almeno per quello che mi riguarda, ma poi il dolore passerà e tra qualche anno ci rivedremo e ci faremo una bella risata ripensando a questa follia.
Mi dispiace solo di aver coinvolto Miranda: non avevo nessuna intenzione di farlo, ma Orlando mi incalzava, voleva sapere, diceva di avere il diritto di sapere, e il primo nome che mi è venuto in mente, senza nemmeno pensarci, è stato il suo.
Avrei
dovuto cercare di convincere Orli che non conosceva la mia nuova fantomatica
compagna, ma non ci sarei riuscito.
Non sono molte le amiche che abbiamo in comune, e di certo se gli avessi detto
che stavo con Liv si sarebbe piegato in quattro dalle risate: a parte che è
felicemente sposata, beata lei, ma se anche così non fosse stato, lo sanno tutti
che io non sono esattamente il suo tipo d’uomo, né lei, per quanto splendida, è
la mia donna ideale. Sul set siamo forse riusciti ad essere credibili come
Aragorn ed Arwen, ma fuori dal set è tutto un altro discorso…
Ho baciato tante donne nei film che ho fatto, e non mi sono mai sentito meno
coinvolto che con Liv… D’altra parte è difficile lasciarsi coinvolgere con una
che ti scoppia a ridere in faccia non appena accenni ad avvicinarti!
Ci siamo divertiti un sacco e abbiamo riso per ore come due imbecilli sui set di
Gran Burrone, per la disperazione di Peter e di tutta la troupe, ma sarebbe
stata più credibile una mia relazione con un marziano piuttosto che una con Liv!!!
Miranda è stata la scelta più naturale…
In fondo, se non fossi stato innamorato perso di Orli… se non lo fossi tutt’ora…
non sarei rimasto indifferente al suo fascino…
Spero
solo di non aver combinato un casino troppo grosso…
Spero che Orlando non ce l’abbia sul serio con lei…
Fa caldo, e l’acqua azzurra della piscina è terribilmente invitante: se penso che solo tre giorni fa ho dovuto faticare per aprirmi la strada tra un metro di neve solo per uscire di casa, a New York, quasi mi viene da ridere.
Il
copione di “Il trono di spade”, il primo dei due film a cui parteciperò nei
panni di Ned Stark, è lì sul tavolinetto di plastica che ammobilia il bordo
piscina.
Ho detto ad Orlando che avrei dovuto cominciare a studiarlo seriamente, ed è
vero, ma mi conosco ormai: farlo in questo momento non servirebbe a niente. O
meglio: servirebbe solo a farmi odiare il personaggio…
Ho il cuore che batte ancora troppo forte, e la testa ancora troppo piena dell’immagine di Orlando per potermi concentrare.
A volte penso che sarei capace di consumare tutti i rullini di questo mondo fotografandolo.
Non è la sua bellezza mozzafiato a stregarmi: uomini belli ce ne sono tantissimi a questo mondo, e non mi sono mai ritrovato a desiderare di immortalare ogni loro gesto sulla pellicola come invece desidero fare con lui.
E’ il
suo modo spontaneo e solare di vivere qualsiasi gesto, qualsiasi attimo,
qualsiasi situazione ad affascinarmi in maniera totale.
Lui non si vergogna a mostrarsi stupito o meravigliato da qualcosa che non
conosce, proprio come se fosse un bambino alla continua scoperta del mondo che
lo circonda. E’ avido di nuove esperienze, le cerca con entusiasmo e coraggio e
le affronta di petto.
Non sarebbero stati in molti ad avere il coraggio di presentarsi, appena usciti
dalla scuola di recitazione, ai provini per un film colossale come “Il Signore
degli Anelli”… io non lo avrei fatto probabilmente… Lui invece non ha avuto
paura ad affrontare qualcuno che, indipendentemente da quanto lui potesse valere
come attore, avrebbe potuto ridergli in faccia.
Lui invece lo ha fatto… e li ha stregati…
Effettivamente non è semplice resistergli: quel suo misto di innocenza e
malizia, di incoscienza e determinazione è in grado di mettere KO le difese di
chiunque: non ho ancora conosciuto nessuno che lo abbia incontrato e non ne sia
rimasto meravigliosamente travolto…
E il bello è che lui è del tutto inconsapevole di questo: il suo non è un
atteggiamento… è semplicemente il suo modo di essere.
Fa l’attore, ed è un bravissimo attore, ma al di fuori del set non c’è nulla di
finto in lui.
E’ una chiazza di luce colorata e vivace. E’ sicuramente un colore caldo, avvolgente… non rilassante forse, ma incredibilmente accattivante… E’ un cielo al tramonto che lotta per non cedere i propri colori infiammati al buio della notte…
Non
avevo nessuna intenzione di innamorarmi di lui…
Ho sempre amato le donne e mai mi sarei immaginato di potermi innamorare e
desiderare un uomo… fino a quando non l’ho conosciuto…
Quello che gli ho detto è vero: lo amo indipendentemente dal suo sesso. Se lui
fosse stata una donna me ne sarei innamorato ugualmente, né più né meno di
quanto ne sono innamorato ora. Non ho nessun dubbio su questo.
Lo amo
perché è Orlando.
Lo amo perché è una delle poche persone in grado di farmi dimenticare di tutto
di e di tutti: quando sono con lui non sono Viggo… sono solo felicità, serenità…
e amore…
Se l’ho appena lasciato è proprio per questo motivo: perché anche lui, quando è con me, non è più lui…
Io… la nostra storia… lo costringe a fingere… spezza quel meraviglioso incantesimo di spontaneità che è il suo modo di essere… Getta ombre su ciò che più amo di lui, ciò che lo rende così speciale agli occhi di tutti, non solo ai miei…
Ha una
carriera che si preannuncia sfolgorante di fronte a sé, ma è una carriera che è
solo agli inizi… basterebbe un nonnulla per stroncarla… Deve proteggerla,
difenderla e di sicuro il vivere una relazione con me alla luce del sole non lo
aiuterebbe.
E’ un illusione anche solo pensare che per la gente non farebbe differenza…
Certo, la società d’oggi è molto più aperta di quella che era quando io ho
cominciato a recitare, ma per quanta gente c’è disposta ad accettare certe
relazioni senza problemi, ce n’è sempre comunque molta di più che non capisce,
si scandalizza e non va a vedere un film “perché quell’attore è gay, e chi se
frega se sa recitare da Dio… è gay e basta e quindi non vado a vederlo!”…
Tra qualche decennio probabilmente non sarà più così, o almeno me lo auguro, e
magari se questa nostra avventura ci fosse capitata tra 10 anni non avremmo
avuto bisogno di nasconderci…
Ma chi cavolo lo sa dove sarò io fra un decennio…
La nostra storia è nata quattro anni fa e quindi domandarsi come sarebbe stato
se ci fossimo innamorati fra dieci anni non ha senso.
E’ ora che dovremmo viverla, e ora non possiamo farlo alla luce del sole… Non
posso permettere che la sua carriera ne risenta. Della mia non mi interessa: ho
sempre recitato più per necessità che per convinzione, e anche se mi piace
essere un attore non morirei se dovessi definitivamente smettere di recitare. Ma
Orlando ama il cinema, e ama il lavoro che fa: se in questi anni si sta
ammazzando, uscendo da un set ed entrando in un altro senza concedersi un attimo
di sosta, non è perché vuole far soldi a palate (probabilmente reciterebbe anche
per un terzo di quello che ormai gli offrono per ogni film…), né perché smani di
avere successo… Lo fa solo perché ama farlo, perché gli piace essere un elfo
oggi, un pirata domani o un eroe mitologico dopodomani…
Se dovesse smettere di recitare sarebbe un brutto colpo per lui…
E io non posso e non voglio permettere che questo accada, così come non posso e non voglio permettere che sia costretto a recitare ogni volta che esce dalla porta di casa: non posso costringerlo a farsi vedere in giro con la biondina di turno solo per sviare certi sospetti, non posso fargli perdere la sua genuinità mettendogli addosso una maschera che nasconderebbe l’essere meraviglioso che in realtà è…
Non so se questa sia una motivazione valida per la mia scelta. Non posso escludere che in fondo ci sia anche un pizzico di paura da parte mia. Ma mi sembra la cosa giusta da fare…
Spesso
mi dico che come gestire la sua carriera dovrebbe essere una scelta sua, che
dovrebbe essere lui a decidere se metterla in pericolo oppure no… Tuttavia in
una coppia ci deve sempre essere qualcuno di un po’ più… razionale… e in questo
caso questo ruolo è toccato a me, e la mia razionalità mi ha detto di fare ciò
che ho fatto.
Non sono certo infallibile, e se molti mi definiscono ‘matto come un cavallo’
probabilmente un motivo ci sarà…
Ma se avrò sbagliato almeno avrò la consapevolezza di averlo fatto in buona
fede, cercando solo di fare il meglio per entrambi.
Mi auguro che Orlando lo capisca e che non mi privi della sua amicizia almeno…
Scrollo la testa per allontanare quell’ultima, insopportabile, ipotesi: non voglio nemmeno pensare di poter perdere anche la sua amicizia. In qualche modo sopporterò la perdita del nostro amore, ma non sopporterei di perdere anche la nostra amicizia…
Mi
butto in piscina, nella speranza che la freschezza dell’acqua possa aiutarmi a
sgombrare la mente.
Effettivamente mi sento subito meglio: credo proprio che l’acqua sia il mio
elemento naturale… Mia madre mi dice spesso che, quando ero piccolo, in
Argentina, ho quasi imparato prima a nuotare che a camminare…
Certo non credo che mi ributterò mai più in un fiume con addosso tre o quattro
strati di costume e una spada appesa alla cintura, ma, a parte quel piccolo
incidente, ho solo ricordi estremamente piacevoli dell’acqua e nuotare, o anche
solo rimanere a mollo, è sempre stato per me il massimo del relax.
Quando esco dall’acqua è ormai ora di pranzare: non ho molta fame a dire la verità, ma se questo pomeriggio voglio combinare qualcosa con quel copione prima che gli altri rientrino è meglio che metta lo stesso qualcosa nello stomaco.
******************************************************************************************************
“Questa sera si mangia aragosta!” sento la voce di Karl provenire dall’interno della casa: sono tornati.
“Vai a quel paese… fratello!”: questa è la voce di Miranda, e, come al solito, la stanno prendendo in giro.
Sono ormai le 5 passate, e io sono ancora qui in piscina col mio copione in mano: non mi sono nemmeno reso conto dello scorrere del tempo.
La
quiete della casa è stata spazzata via in un batter d’occhio: trenta secondi fa
c’era il silenzio, ora ci sono tre pestiferi hobbit vocianti che da soli fanno
baccano per un esercito, e un paio di uomini di Gondor e di Rohan ben decisi a
dar loro man forte.
Orlando mi ha chiesto di svegliarlo quando fossero tornati, ma dubito che, se
anche non vado a chiamarlo, riuscirà a dormire ancora a lungo…
“Ciao Viggo!” mi saluta Cate, passando di fronte alla porta finestra: è incredibile come possa dare un’impressione di… regalità ed eleganza… anche con i capelli raccolti alla bell’è meglio, senza un filo di trucco e con solo una maglietta sfornata e un paio di calzoncini da spiaggia addosso.
La saluto con un cenno della mano, e un istante dopo non riesco a trattenermi dallo scoppiare a ridere di fronte all’immagine di Miranda, talmente rossa da far paura.
“Va’ un po’ al diavolo anche tu, re di Gondor!” reagisce lei, ma sono certo che se la pelle mezza ustionata non le facesse così male, riderebbe anche lei.
Devo
parlarle. Devo metterla al corrente del casino in cui l’ho cacciata. E devo
farlo prima che Orlando si svegli se voglio che mi regga il gioco.
Credo che mi spellerà vivo, ma è un rischio che devo correre.
“Vieni qui aragostina che ti metto un po’ di crema mentre facciamo quattro chiacchiere…” le dico, non resistendo comunque alla tentazione di prenderla in giro.
Le prima mi fa la linguaccia, poi mi tira dietro il suo telo da mare ancora pieno di sabbia, ma alla fine, incuriosita mi raggiunge, porgendomi il flaconcino del dopo-sole e sedendosi sulla mia stessa sdraio dandomi le spalle e raccogliendosi i capelli in modo da permettermi di spalmarle la crema sulle spalle.
La sua pelle scottava: tra un paio di giorni avrebbe cominciato a spellarsi.
“Ma non ti sei accorta che il sole era un po’ troppo forte per una mozzarella come te?” le chiedo ridendo.
“Insomma decidetevi! Non posso essere un’aragosta e una mozzarella allo stesso tempo!” protesta lei, ma sono certo che stia sorridendo.
“Sì: penso proprio che se Orlando non fosse esistito avrei potuto innamorarmi di lei…”.
“Comunque dubito che le nostre quattro chiacchiere riguardino la mia abbronzatura venuta male… Finalmente è arrivato…” mi dice lei, cambiando discorso, ed io non ho bisogno di fare un grande sforzo di immaginazione per capire a chi si sta riferendo.
“Già…” mi limito a rispondere in un sussurro.
A questo punto le si volta, guardandomi incuriosita e preoccupata al tempo stesso: “Cerca di contenere il tuo entusiasmo ramingo!” esclama. E poi ancora mi chiede: “Cos’è successo? Perché tutto d’un tratto ho l’impressione che tu non sia contento che lui sia qui?”.
Ora non so cosa dirle: improvvisamente tutte le certezze che avevo nel cuore sono svanite, e tutte le mie motivazioni non mi sembrano più altro che delle scuse.
“Ho combinato un casino…” affermo infine. “Un casino in cui ho coinvolto anche te…”.
“Avanti, parla…”.
E’ inutile fare tanti giri di parole, meglio arrivare dritto al nocciolo della questione: “Gli ho detto che fra noi è finita… Gli ho detto che fra noi è finita perché ora c’è qualcun altro nella mia vita… tu…”.
Lei spalanca gli occhi, sorpresa. Occhi chiari, occhi più chiari dei miei, Occhi bellissimi… e spaventati…
“Non è giusto…” mormora scuotendo la testa.
“Miranda…”.
“No, Viggo! Non è giusto! Non è giusto per lui, non è giusto per te… Non confondere la vita con un set! E poi perché?” mi chiede, ancora del tutto incredula.
“Perché è meglio così…” le rispondo, anche se sono il primo a non esserne convinto.
“Ma meglio per chi!?!” esclama lei alzando la voce.
“Abbassa la voce Miranda! Non ho voglia di mettere i manifesti su questa storia…” le dico, sbirciando all’interno della casa per vedere se qualcuno si è accorto di qualcosa: fortunatamente Dom e Billy stanno facendo un casino sufficiente ad impedire che gli altri possano accorgersi di noi due.
“E meglio per Orlando, è meglio per me ed è meglio per la mia carriera e soprattutto per la sua!”: perché mi sento così cinico in questo momento?
“Mi sembra che la carriera di Ian non abbia risentito poi molto della sua dichiarata omosessualità…” ribatte lei, intestardita.
“Con tutto il rispetto, Ian non è mai stato l’idolo di migliaia di ragazzine urlanti: Orlando sì!!! Orlando è un magnifico attore, ma in questo momento è ancora in quella fase in cui tutti lo vogliono e tutti lo cercano fondamentalmente perché la sua presenza assicura stuoli di teenager nelle sale… Verrà il giorno in cui si renderanno conto che, oltre che bello da mozzare il fiato, è anche un bravissimo attore, e non posso rischiare che quel giorno non arrivi mai solo perché la nostra storia ha stroncato tutto prima del tempo!” le rispondo deciso, e un po’ di sicurezza mi torna.
Lei riflette qualche istante sulle mie parole, ma non mi ci vuole molto per capire che non l’ho convinta: “Ammesso anche che tu abbia ragione, e non ne sono convinta, non credi che comunque questa sia una scelta che spetta a lui? Non credi che invece che dirgli che stai con un’altra non avresti fatto meglio a spiegargli il tuo punto di vista, e ascoltare quello che lui pensa e desidera a riguardo?”.
“Beh, insomma, è anche la mia di carriera che è in gioco: non morirei se non recitassi più, ma mi dispiacerebbe…” confesso.
“Viggo, sveglia! Sei nel XXI secolo, non nel Medioevo!!! Al giorno d’oggi non frega niente a nessuno di chi ti porti a letto! O meglio, interessa a tutti, ma a nessuno importa il sesso di chi ti porti a letto!”.
“Miranda io vivrò nel Medioevo, ma tu vivi nel mondo dei sogni!” ribatto. “Il mondo reale è ben diverso e, anche se di certo sono stati fatti dei passi avanti, non basta inserire un personaggio gay in ogni telefilm per pensare che ormai la cosa sia normale ed accettata! Il pubblico accetta i personaggi “diversi”, fanno addirittura il tifo per loro, ma solo perché in fondo sanno che è tutta finzione, è solo televisione o cinema… Stai tranquilla che sono molto meno ben disposti nei confronti degli attori! Insomma, Orlando è sicuramente quello che rischia di più, ma è anche alla mia di carriera che penso ”.
Lei
continua a guardarmi di traverso: non riesco a capire se ce l’ha con me perché
sto cercando di mollare Orlando o perché l’ho tirata in mezzo a questa
situazione…
Comunque sia devo averla dalla mia parte: se non mi regge il gioco crolla tutto…
“Allora, mi aiuterai?” le chiedo.
“Ma perché io poi! Che figura ci faccio con Orlando! E poi lo sanno tutti che ho sempre avuto un debole per te… dannazione non è giusto nemmeno nei miei di confronti… Se proprio dovevi inventarti questa storia, non potevi anche inventarti una fantomatica ragazza che nessuno conosce?”.
“Non mi avrebbe mai creduto, e non potevo certo dirgli che stavo con Liv! Tutti sul set ci hanno sempre visto come una coppia ‘possibile’… ed ho anche una mezza idea di cosa avrei potuto provare per te se Orlando non fosse mai esistito… Il tuo nome è stato quello che mi è venuto in mente più spontaneamente… So che apparentemente non è giusto chiederti ciò che ti sto chiedendo, non è giusto per nessuno di noi tre, ma lo sto facendo lo stesso… e ho bisogno di sapere se sarai dalla mia parte oppure no…”: se non l’ho convinta nemmeno ora fare un altro tentativo sarà del tutto inutile…
Lei mi fissa negli occhi per un lungo momento, poi abbassa lo sguardo, sconfitta: “Non sono mai riuscita a dirti di no e non credo che comincerò a riuscirci adesso… Solo una cosa ti chiedo Viggo: non spingerti troppo in là con la tua messa in scena perché potrei anche dimenticarmi che è solo una finzione… E sappi che ritengo che sia la peggiore delle idee che ti è mai venuta in mente!”.
Non
ragiono: l’abbraccio.
La sento irrigidirsi e poi comincia a divincolarsi e a protestare per il dolore
che le ho provocato stringendo la sua pelle arrossata.
“Grazie” è tutto quello che le dico, mentre comincio a spalmarle delicatamente le spalle di crema lenitiva.
“E’ inutile Viggo… La crema sulle spalle intendo… Non serve a niente e comunque prima è meglio che vada a farmi una doccia: ho i capelli pieni di sale e sabbia…”.
Mi lascia lì a guardarla rientrare in casa giusto in tempo per essere presa in giro un altro po’ da Lijh, Dom e Karl.
Non sono felice per il fatto che Miranda abbia accettato, anzi, ma almeno sono sollevato: ora non potrei tornare indietro e rimangiarmi tutto nemmeno volendolo.
Mentre salgo in camera per svegliare Orlando, come gli avevo promesso, cerco di nuovo di convincermi di essere dalla parte del giusto: fa male, ma ne sono sempre più convinto.
******************************************************************************************************
Nella camera filtrano solo pochi raggi di luce dalle persiane rimaste leggermente aperte.
Nonostante il casino che gli altri fanno dal piano di sotto Orlando è ancora profondamente addormentato: la sagoma del suo petto è seminascosta dall’oscurità, ma il suo lento alzarsi e abbassarsi al ritmo del respiro è comunque intuibile anche nel buio.
Un raggio della luce calda del sole del tardo pomeriggio gli illumina qualche ciocca di capelli, accendendone il castano scuro e profondo. Tra poco quello stesso raggio si sposterà sui suoi occhi, svegliandolo probabilmente: io non lo sveglierò prima…
Voglio
restare solo un attimo a guardarlo mentre dorme.
Io dipingo, ma non so disegnare, e in questo momento lo rimpiango
incredibilmente: se ne fossi capace vorrei fargli un ritratto, proprio in questo
momento, mentre il suo volto è rilassato e sereno… E’ talmente luminoso che mi
sembra di poterlo vedere distintamente anche al buio…
Chissà se sta sognando? Chissà cosa sta sognando?
Sotto le palpebre chiuse i suoi occhi si muovono ogni tanto e sulle labbra gli
si accenna un sorriso.
Un pensiero fulmineo e indesiderato mi attraversa la mente: “Chissà se sta sognando di me…?”.
E’ un
pensiero sbagliato, che va contro tutto ciò che sto cercando di fare.
Ed è anche un pensiero stupido: gli ho appena dato il ben servito, gli ho appena
fatto del male… Perché dovrebbe sognarmi e sorridere nel farlo?
“Sveglialo e torna giù dagli altri!” mi urla il cervello, ma è come se il mio cuore volesse riempirsi dell’immagine di lui, giusto per poter sopportare meglio la lontananza forzata a cui lo obbligherò…
“Va’ via! Vai giù da basso a sfottere un po’ Beanie per i pessimi risultati del suo Sheffield, lascia che siano le risate di Billy a strapparlo al sonno… poi gli dirai che non hai avuto cuore di svegliarlo perché dormiva così bene…”: il mio cervello può urlare quanto vuole, ma lui è di fronte a me e io non riesco a staccare gli occhi da lui.
Ormai il raggio di sole è quasi giunto ai suoi occhi: mancano ancora un paio d’ore al tramonto, eppure a me sembra che il sole abbia deciso di affrettare la sua corsa: che anche lui sia alleato e complice della mia parte razionale?
Alla fine mi decido a svegliarlo.
Provo
prima a chiamarlo, ma il suo sonno è talmente profondo che la mia voce non
riesce a giungere alla sua testa.
Lo scuoto allora leggermente per una spalla continuando a chiamarlo gentilmente:
non voglio che si svegli bruscamente…
Lui comincia a svegliarsi. Mugola qualche parola incomprensibile, probabilmente una protesta; tenta di girarsi dall’altra parte e di ritornare a dormire: forse ho interrotto il suo bel sogno…
Io sono indeciso sul da farsi: mi ha detto di svegliarlo al ritorno degli altri, ma ora sembra maledirmi per questo…
Faccio un ultimo tentativo: se anche questa volta non si sveglia lo lascio dormire…
“Orlando…” gli sussurro avvicinando il mio volto al suo orecchio. “Gli altri sono tornati, ma non si offenderanno certo se vuoi dormire ancora un po’…”.
Lui si volta al suono della mia voce: dove prima c’è il suo orecchio ora ci sono le sue labbra…
Devo allontanarmi, ma non faccio in tempo perché Orlando apre gli occhi e, anche se dubito che possa avermi visto realmente, sussurra il mio nome…
E’ una
scossa che mi attraversa tutto il corpo.
Come diavolo faccio ad allontanarlo da me se sento la mia determinazione cedere
di fronte a due sole sillabe sussurrate…
La mia mano si muove da sola a carezzargli il profilo del volto, dalla tempia fino alla mascella.
Lui mi passa una mano dietro il collo e mi attira a sé, cerca le mie labbra con le sue, e non fatica a trovarle.
La mia razionalità è ormai ridotta a flebili barlumi che si spengono definitivamente quando sento la sua lingua lambirmi le labbra, chiedendo il permesso per entrare nella mia bocca: permesso accordato, manco a dirlo, in meno di una frazione di secondo.
Ecco che cos’è Orlando: è la mia pazzia, è il mio istinto, è il mio cuore che comanda.
Per lunghi istanti ci baciamo: è un bacio tenero nonostante tutto… non ci stiamo aggredendo come la prima volta che ci siamo baciati… Allora c’erano desiderio e paura, ora credo ci sia soprattutto tanta tristezza.
E’ un bacio d’addio: non so se Orlando lo sappia, ancora mezzo addormentato com’è, ma io lo so…
E’ la necessità di respirare a separarci: è un brusco ritorno alla realtà, e soprattutto alla razionalità.
Quando rialzo gli occhi su di lui trovo i suoi spalancati, ogni traccia di sonno svanita all’improvviso.
“Mi dispiace…” mormora lui. “Non accadrà mai più…” conclude le sue scuse.
“Non chiedermi scusa per qualcosa a cui io stesso ho partecipato… Non è colpa tua più di quanto non sia colpa mia… Forse ne avevamo solo bisogno…” cerco di tranquillizzarlo.
“Tu hai fatto la tua scelta Viggo: hai scelto Miranda e io rispetto la tua decisione… Sono contento per voi e ti giuro che questo non accadrà più… Solo… ti prego non evitarmi per quello che è successo…” continua lui, quasi senza nemmeno aver ascoltato ciò che gli ho detto. Sembra davvero spaventato e io devo lottare contro tutta la pazzia, il mio istinto e il mio cuore per non gettargli le braccia al collo e stringerlo in un abbraccio che possa tranquillizzarlo…
Mi limito a prendergli il volto tra le mani, come se così potessi costringerlo ad ascoltare ciò che ho da dirgli: “Orli, non riuscirei evitarti nemmeno se lo volessi veramente, e non lo voglio… Ciò che è appena successo è sbagliato, ma è stata colpa mia, non tua… Non sarà certo una stupidaggine simile a rovinare la nostra amicizia, quindi adesso smettila di preoccuparti, vatti a sciacquare un po’ la faccia e poi raggiungici di sotto: sembra incredibile, ma pare proprio che la banda abbia bisogno di te per fare un casino come Dio comanda…”.
Detto
questo mi alzo ed esco dalla stanza: non so cosa potrebbe accadere se gli
restassi ancora troppo vicino…
Forse sarebbe meglio dire che so perfettamente cosa accadrebbe… e questo mi dà
almeno un centinaio di buoni motivi per andarmene.