Lo scoppiettio del camino è leggero e monotono,
accompagna con l’apatia i miei pensieri che si perdono infondo ad una buona
bottiglia di brandy, e sul tavolo basso del salotto, due bicchieri riposano
mezzi vuoti. O mezzi pieni, questo credo dipenda dalla visione che ognuno ha
delle cose.
Per quel che mi riguarda quei bicchieri sono mezzi vuoti.
Spesso li ho veduti così, ma c’è stato un tempo in cui avrei detto il contrario.
È stato all’inizio.
Allora tutto aveva un sapore diverso, anche la nostra amicizia.
- Ehy, tu devi essere Viggo Mortensen dico bene? Piacere io sono Legolas
Greenleaf, principe di Bosco Atro, al tuo servizio. -
Un ragazzo dal raggiante sorriso e dagli occhi vispi e nocciola teneva la mano
tesa verso un uomo dalla bionda capigliatura, il sopracciglio alzato con
cipiglio cercando di comprendere la frase dell’altro oppure solo di comprendere
se fosse il caso di dargli retta.
- Mortensen, Bloom, vedo che avete già fatto le presentazioni, allora è bene che
vi presenti anche il resto del cast. -
Viggo fissò per un minuto il giovane che il regista del film in cui avrebbe
recitato aveva chiamato Bloom.
Era giovane.
Forse anche troppo, ma non era certo un problema quello.
Nel lavoro di attore conta poco l’età, l’importante è saper recitare, o aver
abbastanza fortuna e riuscire a fare colpo su qualche regista in gamba.
Quale delle due fosse l’ipotesi più plausibile per la presenza lì di quel Bloom
era poco rilevante, fatto sta che ancora non aveva deciso di abbassare la mano
tesa verso il suo nuovo collega e indossava ancora un sorriso quasi tenere.
“Ma ho davanti un ragazzo o un gattino?”
Fu un pensiero inaspettato quello di Viggo. Particolare per il paragone che si
ritrovò a fare così, quasi per caso.
- Il piacere di conoscerla è mio, Mr. Greenleaf. – affermò stringendo finalmente
la mano del giovane.
Un’ultima occhiata lo raggiunse mentre, iniziando a parlare dei primi dettagli
con il loro regista, il filo dei pensieri si mischiava tra l’interessante
“avventura” che avrebbe intrapreso con quel film, “Il Signore degli anelli”, e
la curiosità che un giovane dallo sguardo vivace e curioso incuteva.
Non sono più un ragazzo, quindi capita spesso che mi soffermi a ripensare agli
avvenimenti che mi hanno portato a quello che sono ora.
Se contassi le volte in cui mi lascio trascinare dai ricordi, rischierei di
addormentarmi sul set mentre giriamo le ultime scene di ROTK e non credo farei
una bella figura. Come minimo Orlando mi prenderebbe in giro a vita. Proprio lui
che non sa mai starsene tranquillo e non fa altro che combinarne una dalla
mattina alla sera insieme a Dom e Billy.
Figurati, per lui è la norma, ma per me che sono un adulto… non lo so, forse non
è poi così strano nemmeno per me, per lo meno non lo è da quando lo conosco.
È come se questo ragazzo fosse diventato il mio elisir di lunga vita e solo
quando sono con lui il tempo si ferma e tutto prosegue per il meglio.
Che tipo.
Ha ventisette anni, eppure ne dimostra la metà.
È un attore ormai famoso e conosciuto in molti paesi oltreoceano, ma rimane
sempre un ragazzo come gli altri, come gli altri ma pur sempre speciale.
- Ti rendi conto? Tra meno di un mese sarà finito persino ROTK! Come passa in
fretta il tempo! -
Alzo gli occhi dal mio bicchiere svuotandone il contenuto in gola.
- Hai ragione, ma credevo che il tempo fosse una cosa obsoleta per un elfo. -
Sorride con quell’arroganza tipica di un principe elfo e per un attimo mi perdo
nel suo sguardo cristallino.
- Orlando, stai sbagliando di nuovo. -
Peter Jackson sospirava davanti all’ennesimo sorso d’acqua minerale facendo
segno all’attore di avvicinarsi.
- Il tuo personaggio non solo è un elfo, ma è anche il principe della sua razza.
Cerca di mostrarti come tale. -
Orlando annuì tornando al suo posto, seduto sull’unica sedia libera sul set e
Hugo Weaving riprese da dove aveva lasciato, seguito dalla baraonda delle voci
di nani, hobbit, elfi e uomini, e dalla battuta di uno dei presenti in
particolare.
- Perfetto. Ora ci siamo. – mormorò Peter muovendo una mano per indicare che
continuassero tranquilli.
Seduto di fronte, Aragorn fissava il suo “vecchio amico” con qualcosa che
somigliava ad orgoglio, e così era. Orgoglio per quel ragazzo con cui in poco
tempo aveva stretto una particolare amicizia.
Quando finirono di girare la scena tirarono tutti un sospiro di sollievo. Era
ora di una pausa e anche meritata.
- Allora principe che impressione avete di una delle più belle e divertenti
carriere umane: quella dell’attore? -
Da sotto la lunga parrucca bionda, Orlando sorrise, arrogante, altezzoso, come
si confaceva ad un principe elfico, e con voce ferma e distaccata annunciò con
un’eleganza impensabile – Non è niente male per essere una cosa da umani. –
Risero entrambi andando poi alla ricerca di qualcosa da bere.
- Ma che ore sono? -
Con il medesimo tempismo diamo un’occhiata all'orologio sulla parete e ci
alziamo di scatto affermando all'unisono - E' tardissimo, gli altri saranno già
arrivati da un pezzo!!! - mossi dalla fretta abbiamo entrambi lo stesso
pensiero.
Abbassarci a raccogliere i bicchieri sul tavolino per portarli di là in cucina.
Stesso pensiero.
Stesse mosse.
Stessa identica e misera fine.
Le nostre teste si incontrano in un contatto che di piacevole ha ben poco e un
sottile grido di dolore esce dalle bocche di entrambi.
- Ahia! Cristo che botta! -
- Orlando la prossima volta lascia fare a me! -
- Stai sicuro che lo farò. - borbotta accarezzandosi la fronte che ha sbattuto
contro la mia.
Sospiro prendendo i due bicchieri in una mano e sfiorando con l'altra la sua
fronte - Ti sei fatto male? -
Scuote la testa.
- Non più di quanto te ne possa essere fatto anche tu, no? -
Abbozzo un sorriso.
- Bè, se la metti così sappi che io me ne sono fatto. Non hai idea di quanto sia
dura la tua testolina! -
- Ehy, guarda che mica l'ho fatto apposta. Non infierire! -
Rido sotto voce portandomi in cucina per lasciare i bicchieri nel lavandino e
andare al recupero della mia giacca.
Una volta fuori, in strada, ci precipitiamo in macchina per raggiungere gli
altri che ci aspettano al ristorante. E' il copleanno di qualcuno, a dir la
verità non ricordo nemmeno chi, forse Elijah o Liv; non sono mai stato ferrato
in queste cose e se devo essere sincero a mala pena ricordo il giorno del
compleanno di mio figlio.
Seduto accanto a me Orlando inizia a fissarmi sotto un paio di occhiali da sole
che si è messo appena sulla punta del naso ad imitazione di una sua vecchia
professoressa di college. Mi avrà detto il suo nome un centinaio di volte, ma
non sono mai stato attento e tutte le volte pensavo solo a quanto questo ragazzo
potesse essere bello mentre il sorriso dipingeva il suo volto infantile.
- Vig, ricordami di quanto siamo in ritardo. - afferma ad un certo punto
spostando il suo sguardo all'orologio dell'auto.
Lo guardo anch'io ma non rispondo.
In effetti siamo molto in ritardo. Quasi un'ora.
- Credi che se ne siano accorti? -
Un suono molto simile ad un sospiro esce dalle mie labbra.
Figurati, di sicuro la mia sola mancanza sarebbe potuta passare inosservata, ma
Orlando è sempre stato l'anima della festa, la sua è una presenza
indispensabile.
- Che palle, me ne stavo così bene a casa tua! -
Sposto gli occhi di lato per fissarne il profilo leggermente imbronciato.
- Guarda che non ci devi andare per forza. -
Il broncio diventa più visibile.
- Ma se ci vai tu, ci vengo anch'io! -
A volte penso che non è solo l'aspetto ad essere infantile.
Quando al semaforo scatta il verde accelero attraversando la strada per poi
accostare al marciapiedi e fermare la vettura.
Appoggio le braccia al volante, immobile, e fisso Orlando che si guarda intorno
senza comprendere.
- Ehy? Non saremo già arrivati? -
- Orlando... -
- Eh? -
- Che vuol dire? -
- Cosa? -
Ha capito benissimo, lo so perchè sorride ingenuamente come se un angioletto
come lui non si potesse permettere di dire frasi strane, dal significato ancora
più strano come quella che gli è uscita pochi secondi fa.
- Ehy Lij dai facciamo cambio di camerino! -
Elijah Wood aveva sbarrato gli occhi alla richiesta strampalata del giovane
attore castano.
- E perchè? -
Ma lui sorrise e con candore rispose semplicemente - Perchè voglio stare nel
camerino vicino a quello di Mortensen! -
L'altro sorrise malizioso ad un'idea perversa che si era creato nella mente.
Orlando e quel Mortensen là... Perchè no, si poteva pure fare!
- Ok, allora in cambio quando sarai riuscito a sedurlo dovrai invitarmi al
matrimonio! - scherzò divertito tirandogli una leggera pacca sulla spalla.
- Contaci. Ma ho il timore che se glielo dovessi chiedere davvero mi rifilerebbe
un pugno. Quel tipo sembra calmo e tranquillo, ma secondo me è una belva, magari
anche a letto non è niente male. -
Per tutto il tempo che Orlando aveva impiegato a pronunciare quella frase Elijah
aveva iniziato a gesticolare agitatamente con le mani avvertendolo dell'arrivo
del pericolo. Naturlamente non l'aveva nemmeno visto e, finito di parlare, si
ritrovò alle spalle proprio l'interessato di quel discorso.
- E che tipo di belva dovrei essere a letto per curiosità? -
Viggo aveva avvicinato le sue labbra all'orecchio del più giovane per parlare.
L'altro fece un salto di qualche metro per lo spavento e subito si girò di
scatto ritrovandoselo davanti.
- Ah... eh... Ops... Ehm... non stavamo parlando di te! -
Giustificazione inutile perchè l'attore più anziano era riuscito ad ascoltare
abbastanza del loro discorso da riconoscere il proprio nome mormorato
dall'interprete di Legolas e il resto delle battutine.
- Ah. - non aveva molte scuse che potessero suonare decenti. Anzi, senza molte,
non ne aveva proprio nessuna.
- La risposta alla domanda sarebbe? - lo incalzò Viggo aspettando di sentire a
quale tipo di belva lo paragonasse Orlando.
- Gente... Io vado a provare le mie battute! -
Elijah con una banale scusa riuscì a scappare da quell'assurda situazione,
abbandonando l'amico al suo destino ma ricevendo un'occhiata sbieca da parte
dell'altro.
Quell'uomo aveva lo strano potere di mettere paura quando aveva quello sguardo
duro. Forse era per il personaggio che Jackson gli aveva dato: Aragorn l'uomo di
Gondor, Ramingo ed erede di Isildur, ma a volte sembrava persino più cupo del
venerando Christopher Lee che incuteva ben più rispetto.
Sperò che il povero Orlando non venisse mangiato vivo. Non conoscevano Mortensen
che da un paio di settimane, ma chissà perchè il ragazzo lo aveva già preso in
simpatia arrivando persino a chiedere il camerino accanto al suo.
- Ehm, come va oggi? -
Orlando abbozzò un sorriso molto sforzato tentando con tutta la sua forza di
volontà di suonare il meno falso possibile e guardando negli occhi chiari di
Viggo.
- Stai cercando di cambiare discorso? -
- Già. Ci sono riuscito? -
Un altro tentativo per non essere linciato a morte dall'uomo.
- Per questa volta sì. -
Il giovane credette per un momento di non aver capito bene le parole che l'uomo
aveva proferito calmo, ma poi lui continuò - Te l'ha lasciato il camerino? -
Annuì quasi meccanicamente. Doveva ancora capire se era un modo per prendere la
cosa dal largo e poi saltargli addosso quando meno se l'aspettasse, oppure se
infondo anche quell'uomo sapeva stare al gioco e possedesse un minimo di senso
dell'umorismo.
- Bene, allora la prossima volta mi aspetto dei fiori. I miei preferiti sono le
orchidee. -
- Eh? -
Viggo sorrise a quell'espressione di puro smarrimento che era sulla faccia di
Orlando e lo sorpassò sussurrandogli prima di sparire dietro la porta del
proprio camerino - Devi sedurmi no? Prova con i fiori, di solito funziona. -
E il ragazzo afferrò l'antifona appuntandosi mentalmente quello che gli era
stato detto.
A quanto pare il signor Viggo Mortensen aveva senso dell'humor.
- "Se ci vai tu ci vengo anch'io"! - ripeto la frase incriminata con un tono
stupido e una smorfia di scherno sulla faccia.
- Ah, quello! No niente, diciamo che è una frase come un'altra! -
- Le tue scuse sono sempre più ridicole lo sai? -
Orlando ride.
Sa che ho ragione.
In realtà lui è un gran mentitore. Infondo recitare è il nostro lavoro, no? E
per dire una bugia ben riuscita bisogna recitare e lui ha davvero talento da
vendere per questo, ma mentire a me è sempre un problema per questo ragazzino.
- Forza, passami il telefono, è lì nel cruscotto. -
Fa come gli chiedo ma non appare molto sicuro.
- E che ci fai con il telefono? -
- Orlando, da quando le tue domande sono così stupide? Cosa vuoi che ci faccia
con un telefono? -
Compongo il numero restando in attesa mentre il giovane mi rifila un'occhiata
stralunata e si butta completamente con la schiena sul sedile incrociando le
braccia al petto.
- Di chi è il compleanno? - domando mentre lui si volta dalla parte opposta
offeso.
- Orlando? Sto parlando con te. -
- Non te lo dico. -
- Orlando dimmi almeno se è Elijah a fare gli anni, non voglio fare una figura
del genere. -
Fissa fuori dal finestrino senza rispondere.
Che panzienza ci vuole per questo ragazzo!
- Orlando se non me lo dici non possiamo andarcene per i fatti nostri. -
I suoi occhi si illuminano. Il mio cuore al vederlo deve aver saltato un battito
e devo persino aver perso la cognizione del tempo perchè ogni mia funzione si
blocca, catalizzata da quel sogno ad occhi aperti che è ora il suo viso.
Felice come non mai torna a guardarmi e finalmente si decide a rispondere.
Intanto qualcuno risponde, ma non sento molto, la sua voce è coperta da quelle
degli altri e la mia mente altrove.
- Pronto? Ehy, Viggo ma ci sei? -
Orlando indica il cellulare che tengo tra le mani, più in basso dell'oreccho.
Seguo l'indicazione del suo dito e mi stupisco ad avercelo in mano.
- Oh, Elijah, scusa, ero sovrappensiero. Piuttosto, siete già tutti lì? Si sente
il solito fracasso di voi Hobbit. - scherzo mentre qualcuno parla con lui e
torna subito dopo a darmi retta.
- Ma tu dove sei?? E' un'ora che ti sto aspettando! E pure di Orly nessuna
traccia! -
- Sì lo so, è qui con me. Piuttosto, non penso faremo in tempo a venire, qui c'è
un sacco di traffico e il signorino Bloom si sente male. -
Affianco a me Orlando fa gestacci che implicano spiegazioni per il fatto che
deve essere lui quello che si sente male.
Copro con la mano il ricevitore abbassandomi verso di lui per sussurrargli - Sei
tu quello che non ha voglia di andare alla festa, carino. -
Così smette di agitarsi e torna seduto composto borbottando qualcosa come - Non
sono carino, al massimo sono figo. -
Non ha tutti i torti.
- Ehy Viggo ma ci sei ancora? -
- Sì sono ancora qui. Comunque buon compleanno Lij, divertiti lì alla festa e
lasciate una fetta di torta anche per noi! -
- Non ci contate, così imparate a mancare! -
Passo il telefono a Orlando che allegro inizia a riempirlo affettuosamente di
insulti e di auguri.
Scuoto la testa rimettendo in moto e la telefonata finsice.
Non ci mettiamo molto a tornare al mio appartamento.
Lasciamo le giacche sull'appendiabiti in anticamera e torniamo in salotto, da
dove avevamo lasciato, in un discorso bizzarro uscito da chissà dove e da chissà
chi. No, mi correggo, il chissà chi è ovvio. Orlando. Sempre lui.
Parlavamo di fidanzate, di mogli e di figli.
Cose che secondo me a lui non dovrebbero interessare, almeno le ultime due.
E' troppo giovane per sposarsi. Per questo trovo bizzarro il discorso.
Ma non ho voglia di riprenderlo. Sono cose che francamente preferirei parlare il
meno possibile, un pò come il resto della mia vita privata.
- Ce la facciamo una pizza? -
- Come vuoi, anche se sento che rimpiangerò per tutta la vita la torta che si
mangeranno gli altri alla nostra faccia. -
Per la mia battutina il ragazzo afferra uno dei cuscini sul divano e me lo tira
addosso.
- Piccolo maledetto! -
Sono poche le falcate che mi separano dall'afferrarlo per le spalle e buttarlo
sdraiato sul divano per potermi sedere comodamente su di lui e iniziare a
colpirlo a mia volta con uno dei cuscini.
- Ehy, così non vale! -
- E perchè, no? -
Rido divertito liberandolo dai miei colpi e Orlando cerca di alzarsi. Cosa che
risulta impossibile per il mio peso che lo tiene sdraiato.
- Vig, la pizza non arriva da sola se non telefoni. -
Prova con le buone a farmi spostare da lui.
Allungo il braccio prendendo il telefono sul mobile accanto al divano.
- Acc! Eddai, Vig, togliti un pò, sei pesante! -
Sono tentato di non farlo, ma se non lo facessi risulterei addirittura più
infantile di lui e questo è un ruolo che sta sicuramente meglio ad Orlando.
Però... è interessante la posizione in cui ci siamo ritrovati per caso... anche
se in effetti il caso qui centra ben poco, io sapevo fin dall'inizio dove
arrivare e lui... Un sorriso sfugge dalle mie labbra. Non ho proprio idea di
quello che passi per la testa di questo dolce angelo, ma se potessi sarei
disposto a dare tutto quello che possiedo per scoprire i suoi segreti.
Vorrei sapere che punizione mi aspetta se mai un giorno avrò il coraggio di
andare oltre a questi giochi da bambini, se un giorno avrò il coraggio di
assaggiare le sue labbra e avere quel suo corpo che spesso ritrovo nei miei
sogni.
Ma il rischio è troppo alto e allora mi tiro indietro ricacciando questi
pensieri infondo al mio animo, lontano da chiunque e soprattutto lontano da lui.
E posso giurare che non c'è niente di più difficile che tenere a freno gli
istinti.
- Guarda che non volevo offenderti quando ho detto che sei pesante... -
Siamo entrambi seduti sul divano, l'uno accanto all'altro, davanti alle fette di
un'enorme pizza che ci è stata recapitata da cinque minuti. Non sembrerebbe così
poco perchè è quasi finita.
Mi volto verso di lui che pensieroso quanto me ha parlato con la forchetta in
bocca e la testa china, quasi si vergognasse della sua frase.
- Non sono offeso. -
La fronte corrucciata mostra apertamente lo stato d'animo in cui è. Preoccupato.
- E allora perchè ti sei rintanato in raccoglimento così all'improvviso? -
E' vero.
Ho smesso di parlare.
Ma non è certo perchè mi sia sentito offeso da lui in qualche modo, e come
potrei anche solo arrabbiarmi con un ragazzo come quello che ho di fronte. In
realtà potrei eccome, e sono state pure molte le volte in cui è successo.
Sebbene a volte possa sembrare così teneramente dolce, la cosa più sbagliata che
si possa pensare di lui è che sia un'anima pura. Abbiamo tutti i nostri difetti,
ce li ho io e, sono il primo che ha difficoltà ad ammettere una cosa del genere,
ce li ha anche lui.
- E' tutto ok. Stavo solo pensando. -
- A cosa? -
Curiosone.
- A cose tristi, non ne parliamo. -
- Uhm, ok. - aspetta qualche secondo prima di chiedermi - Sei sicuro che non
vuoi parlarne? Siamo amici, no? -
Mi rifugio in un sicuro silenzio prima che la mia voce esprima quello che penso
sulla nostra amicizia.
E' la cosa più preziosa del mondo certo, ma non posso fare a meno di desiderare
di più.
- Eddai Vig, dì qualcosa almeno! Non possiamo mica rimanercene qui tutta la
notte in silenzio. -
Non lo so, a me non dispiacerebbe rimanere avvolto dal silenzio e fissarlo per
tutta la notte fino a cadere addormentato.
- Viiiiig... -
Che ragazzo insistente.
Forse però anche lui ha le sue ragioni.
- Ti decidi a dire qualcosa? -
Senza che me ne sia accorto si è fatto più vicino, sento il suo alito caldo
accarezzarmi il viso e quando mi giro per guardarlo è così vicino che tutto
cessa di muoversi e di esistere. Soltanto lui continua la sua essitenza in
questo universo che comincia e finisce con Orlando stesso.
Dovrei dire qualcosa?
E cosa potrei dire secondo te davanti ad una visione del genere?
Cosa...?
- Mr. Mortensen? -
- Sì? -
- Sono arrivati questi fiori per lei, dove posso metterglieli? -
- Li appoggi pure lì, grazie. -
Non era raro che agli attori arrivassero mazzi di fiori, succedeva quasi ogni
giorno e con i fiori spesso c'erano lunghi bigliettini scritti da fan innamorate
e romantiche.
Si avvicinò incuriosito al mazzo profumato da cui qualche bigliettino spuntava
per la rivendicazione del mittente.
Accanto al mazzo di rose un lungo gambo era riempito da piccoli boccioli
azzurrini e da un enorme fiore dalle splendide sfumature viola e blu.
Insieme non c'era alcun biglietto.
- Sono davvero delle belle orchidee. - commentò la donna che le aveva portate.
Viggo annuì in silenzio ricordandosi una frase che aveva detto un giorno a
qualcuno.
"Devi sedurmi, no? Prova con i fiori, di solito funziona. I miei preferiti sono
le orchidee."
Quell'Orlando! Che fosse davvero stato lui?
L'uomo sorrise spostando la mano davanti al viso, divertito. Questa davvero non
se l'aspettava.
Fuori dalla porta un ragazzo dai corti capelli castani spiava la reazione
dell'attore con sguardo soddisfatto.
- Ci mancava soltanto una poesia d'amore insieme ai fiori e saresti caduto ai
miei piedi all'istante, peccato che non sappia scrivere poesie. - azzardò
entrando nel camerino mentre l'altro rideva dandogli piena ragione.
- Sei proprio un bel tipo tu. -
Orlando fece un profondo inchino a tale onore: ricevere un complimento
apertamente da Viggo, quale onore più grande.
- Modestamente. -
- Bè, almeno hai buon gusto nello scegliere i fiori. -
Viggo annusò la dolce fragranza che emanavano le orchidee e socchiuse gli occhi
andando a ricercare lo sguardo del più giovane.
Lo fissò per qualche lungo istante e, appoggiati i fiori sul lungo tavolo sotto
lo specchio al muro, lo raggiunse posizionandoglisi di fronte.
- E se poi mi innamoro di te per davvero, che fai? -
L'altro rise. Una risata cristallina, innocente.
- Probabilmente ti scaricherei con una frase crudele per fare in modo che tu
possa dimenticarmi in fretta. -
- Quale delicatezza da parte vostra principe degli elfi. -
Eppure... nessuno dei due... avrebbe mai potuto immaginare che così sarebbe
accaduto davvero...
- Ti amo. -
Ti ho accontentato Orlando.
Ho detto qualcosa.
Ma forse non era ciò che ti aspettavi dicessi.
E adesso?
Cosa succederà adesso alla nostra amicizia? Abbiamo ancora qualche settimana da
passare forzatamente insieme, per il lavoro, ma quello non sarà un problema.
Siamo entrambi uomini professionali e sappiamo entrambi tenere i problemi
personali al di fuori del lavoro.
Ma dopo?
O meglio, adesso?
Adesso che io sono qui, con il viso rivolto verso il tuo e le labbra così vicino
alle tue... Adesso che ci sei anche tu e mi fissi con quei tuoi occhi
luminosi...
Dì tu qualcosa adesso, perchè io sono troppo occupato a perdermi nel tuo sguardo
per un ultima volta prima di venir cacciato per sempre da te.
- Ah... -
Magari qualcos'altro...
- Ah? - domando stupidamente - Tutto qui? -
- No... è che... -
Si ferma.
Tace.
Sorrido. Non so manco io il perchè, ma mi viene proprio da sorridere per la mia
imbecillità che si è fottuta tutti questi anni della nostra amicizia.
Pazienza...
Le amicizie vanno e vengono come l'amore...
Che uomo cinico sono diventato da quando mi sono accorto di amare questo
ragazzo...
E' per questo motivo che ora, ogni bicchiere mezzo pieno io non riesco che a
vederlo quasi del tutto vuoto, con pessimismo e cinismo.
- A questo punto decreto la fine della ser... -
- Ok. -
Lo fisso stupito.
- Ok, cosa? -
- Ok... Va bene, ci sto. -
Alla faccia del tatto. Ma chi è il pazzo che ha detto di lui essere un dolce
angelo?
Ah, già, sono stato io...
- Ok... - ripeto a mia volta alzandomi.
- Ehy, ma dove vai? -
Ma sta sera solo domande stupide sa farmi?
- Io non vado da nessuna parte, se non ricordi questa è casa mia, ma nella mia
umile gentilezza volevo prenderti la giacca. -
- Eh? E perchè? -
- Orlando ma ci sei o ci fai? -
- Nessuno dei due, sei tu che non hai capito proprio un bel niente, Vig! -
Ah, adesso sono io.
- Siediti qui e presta attenzione. -
Oddio è arrivato il circo in città! Ma che razza di richieste...
Mi siedo obbediente questa volta su una delle poltrone ai lati.
- Vig, e vieni più vicino! Che razza di uomo sei, insomma! -
Adesso lo ammazzo!
Mi avvicino con espressione seria.
- Bene. Allora. Ripartiamo da zero. -
Non parlo.
- Forza, adesso sono pronto. -
- Pronto per cosa? -
- Tu non preoccuparti e ridimmelo. -
- Orlando, ridirti cosa? Di che stiamo parlando?!? -
Un lungo sospiro scivola via da lui e paziente cerca di rifilarmi una
spiegazione esaustiva e il più possibilmente corta.
- E che palle! Guarda che non ho voglia di farti un disegnino. -
Ma a quanto pare ha cambiato idea e la spiegazione salta.
Quasi quasi era meglio se continuavamo con il discorso delle mogli e dei figli.
- Sbrigati a ridirmelo o non ti darò più una risposta! -
E' la sua ultima frase prima che l'illuminazione si faccia spazio nella mia
testa.
Una risposta!
Alla mia frase!
Al mio "Ti amo."
Finalmente ho capito...
E' tutto scemo!
- Se vuoi prenderti gioco di me, ti avverto che... -
- Non sto scherzando. -
E' così.
I suoi occhi sono talmente sinceri e seri che per la prima volta ho la
spiacevole sensazione di non trovarmi nemmeno davanti il ragazzo allegro e
solare che consocevo.
Lo sguardo fermo sostiene il mio e attende con una calma innaturale che io lo
accontenti.
Dovrei?
Per quale motivo?
- ...Ti... -
Forse è perchè ho riscoperto un innato masochismo in me e un perverso piacere
nel fottermi da solo.
- ...amo... -
Ma la scena che ne deriva è lontana da ogni mia più cupa aspettativa, e anche da
quella più rosea.
Mi regala uno di quei sorrisi che riserva solo in momenti speciali, e che
sorriso! Potrei morire per un sorriso così. E' questo che in effetti ho
rischiato quando, dopo che il suo volto da bambino si è illuminato a festa, si è
buttato con le spalle al mio collo incontrando le sue labbra con le mie.
E' un sogno.
Per forza deve esserlo.
Questa non può essere la bocca di Orlando premuta contro la mia e la sua lingua
curiosa che si intrufola nel mio antro battagliando passionale contro la mia,
danzando finchè il respiro non ci manca e a forza siamo obbligati a separarci.
- Wow... -
E' il commento irrazionale che ci lasciamo sfuggire involontariamente.
Subito dopo il ragazzo tenta di riavvicinarsi a me, cosa che gli lascerei fare e
con molto piacere, se non fosse che la mia parte razionale in questo momento è
sempre più rompiscatole del mio istinto.
- E questo per che cos'era? - gli domando a fior di pelle tentado con tutto me
stesso di non tornare alle sue labbra così calde e invitanti.
- E' la mia risposta. Ed ora se mi molli Vig, vorrei continuare. -
Mai nessuna frase fu più ben accetta.
Lascio libere le sue spalle mentre con le movenze di un felino si avvicina
maggiormente accarezzando con la lingua il mio mento e il collo.
Una risposta ben strana la sua, ma cosa si può pretendere da questo ragazzino
sceso direttamente dal Paradiso...?
...Io lo scoprirò molto presto, ma voi...
Sorrido chinandomi per impossessarmi nuovamente della sua bocca e divorarlo
sotto i miei baci.
...Non potete nemmeno immaginarlo.
***THE END***
Note stra-ultra-mega in ritardo: 1. Non ho idea di quando sia il compleanno di
Liv e Lij, se siano soliti invitare gli amici o passarlo da soli. Non so niente
e quando dico niente è davvero niente^^ sulle vite o sui caratteri degli attori
che ho citato (Guardate so proprio persino sui due protagonisti^^'' mi chiedo
allora con che coraggio ho scritto una fic su di loro^^) per cui voi gente
sorvolate.
2. Ancora non capisco perchè, se non amo particolarmente, scrivere storie su
attori realmente esistenti, mi sono fregata da sola con sta fic che è persino
venuta esageratamente più lunga di quanto volessi. Probabilmente il motivo è,
per citare una frase del mio Viggo (Mio inteso come quello che io ho descritto
nella fic^^'''): "Forse è perchè ho riscoperto un innato masochismo in me e un
perverso piacere nel fottermi da sola T__T!"
3. Err, ok, qui mi sa che devo chiedere scusa ad un pò di persone, prime tra
tutte (e anche le uniche che riceveranno le mie scuse^^) le fan del bel
tenebroso Viggo**... Forse conoscendomi sarebbe stato meglio se avessi parlato
con il POV di Orly visto che il suo carattere è più nel mio stile, ma non ho
saputo resistere al richiamo di quel gran bel pezzo di uomo che è Viggey, per
cui mi dispiace se la fic non suona molto "matura e da uomo" ^^'''...
4. Non credo che ci sarà mai una fic che sia il seguito di questa, ma se invece
ci sarà... mi sa che dovrò chiedere scusa alle fan di Orly perchè farò parlare
proprio lui XD... E voglio ricordare che a me sto tipino non piace^^.... Sono
masochistaaaa T___T!!!